Castellaneta Marina, rialzi fino al 1.250%: 18 gestori storici su 19 fuori dalla gara

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Uno studio di ingegneria di Laterza offre 174mila euro l’anno per una spiaggia il cui canone base era di 15.800 euro: un rialzo del 1.250%. Un altro studio professionale di Palo del Colle mette sul piatto 220mila euro per lo storico stabilimento Ticho’s. Risultato: 18 gestori storici su 19 restano fuori, compresa la cooperativa Osmairm, che gestiva l’unico tratto di costa dedicato alla riabilitazione di persone con disabilità. È la fotografia, nemmeno troppo paradossale, di cosa succede quando un bando pubblico trasforma l’assegnazione di un bene demaniale in un’asta al rilancio senza reali contrappesi.

Cronistoria di una gara complicata

Marzo 2025 — Il Comune di Castellaneta avvia la procedura per riformare la gestione delle spiagge di Castellaneta Marina, la cosiddetta “Perla dello Ionio” nel Tarantino.

28 aprile 2025 — Vengono pubblicati i bandi per 30 lotti in concessione demaniale, con importo complessivo a base di gara di 3.240.665,85 euro e durata quinquennale. Il sindaco Gianni Di Pippa la presenta come l’apertura “al mercato in un quadro di piena trasparenza e concorrenza leale”, dopo “mezzo secolo” di gestione sostanzialmente immutata. La reazione degli operatori storici è immediata: l’associazione “Balneari di Castellaneta Marina”, che riunisce oltre 15 gestori, denuncia di non essere mai stata realmente consultata e annuncia ricorso al TAR. Il presidente Raffaele Vignola è netto: “ha cancellato 50 anni della gloriosa storia di Castellaneta Marina.

21 maggio 2025 — Dopo le contestazioni e le richieste di chiarimento, il Responsabile del Servizio Demanio Marittimo dispone la sospensione della procedura, valida fino al 18 settembre 2025.

21 ottobre 2025 — Dopo mesi di tensioni interne alla maggioranza comunale (la giunta era arrivata a vacillare), il Comune ripubblica un bando rivisto, in esecuzione delle delibere di Giunta n. 236/2025 e n. 327/2025: 35 concessioni invece di 30, durata portata a 10 anni invece di 5, importo complessivo a base d’asta salito a 4.581.332,00 euro, criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa con partecipazione telematica tramite piattaforma Traspare. Il nuovo bando introduce anche una diversificazione tematica dell’offerta turistica finora assente: oltre ai tradizionali stabilimenti balneari e alle spiagge libere con servizi, vengono creati lotti specificamente dedicati a un’area attrezzata per l’accoglienza di animali d’affezione (pet-friendly), un’area riservata al turismo naturista e spazi destinati alle attività sportive e nautiche a vela e a motore. Il sindaco Di Pippa presenta questa articolazione come una scelta di “sviluppo sostenibile e diversificato”, pensata per “valorizzare le potenzialità turistiche” della marina oltre il modello tradizionale del semplice stabilimento con ombrelloni. I singoli canoni a base d’asta, pubblicati lotto per lotto, oscillano da un minimo di 28.182,29 euro a un massimo di 441.771,80 euro, a seconda di dimensioni e collocazione dell’area.

Febbraio 2026 — La procedura rallenta vistosamente. A pochi mesi dall’avvio della stagione balneare, la gara indetta l’anno precedente non è ancora stata aggiudicata, e si profila una nuova proroga tecnica delle concessioni in essere in attesa della conclusione dell’iter.

21 agosto 2026 — Si aprono le buste con le offerte economiche, ed è qui che la vicenda esplode. Su 35 concessioni disponibili (14 delle quali nuove spiagge libere con servizi) arrivano 48 domande — 18 dai 19 gestori uscenti, 30 da soggetti nuovi — con il vincolo di una sola aggiudicazione per concorrente. Gli esiti ribaltano completamente la geografia gestionale della marina.

I numeri del rialzo: quando l’asta perde ogni proporzione

Il bando attribuiva fino a 30 punti su base tecnica al maggiore rialzo percentuale rispetto alla base d’asta, con il punteggio degli altri concorrenti calcolato proporzionalmente al rialzo massimo raggiunto. Un meccanismo che, sulla carta, doveva premiare la maggiore disponibilità a valorizzare il bene pubblico. Nella pratica, ha prodotto offerte scollegate da qualunque logica di mercato locale.

La società Todo Engineering di Laterza risulta prima in quattro lotti su 21, con rialzi che toccano il 1.000% e, nel caso della spiaggia di Borgo Pineto, il 1.250%. Le cifre parlano da sole: circa 174mila euro annui per Borgo Pineto (base d’asta: 15.800 euro), 146mila euro per lo storico Albatros, 58mila euro per il lido Margherita, oltre a un’offerta da 50mila euro su una delle nuove spiagge attrezzate senza postazione fissa (solo noleggio di sdraio e ombrelloni). Non è un caso isolato: un altro operatore professionale di Palo del Colle ha presentato rialzi dello stesso ordine di grandezza, arrivando a circa 220mila euro annui per lo storico lido Ticho’s. In altri due lotti si è imposto il gruppo turistico Bluserena.

Per contestualizzare la distanza tra queste cifre e il mercato reale: gli operatori storici della zona stimano che un canone annuo equo per Castellaneta Marina si collochi tra i 30mila e i 60mila euro, un livello coerente con i prezzi della costa jonica tarantina, sensibilmente più bassi rispetto al Salento o al Sud-Est barese. Le offerte vincenti hanno sfondato quella soglia di tre, quattro, in un caso quasi otto volte.

Chi resta fuori, e perché non è un dettaglio

L’esito più controverso riguarda le esclusioni. Tra gli operatori storici rimasti fuori dalla nuova assegnazione figura la cooperativa Osmairm, che gestiva una spiaggia destinata specificamente alla riabilitazione delle persone con disabilità. Non si tratta di un lotto “a tema” creato dal nuovo bando — a differenza delle aree pet-friendly, naturiste o sportive introdotte nella ripubblicazione di ottobre 2025 — ma di un servizio sociale preesistente, radicato nel territorio da anni, che il criterio di aggiudicazione basato in larga parte sul rialzo economico non ha in alcun modo tutelato o distinto dagli altri lotti balneari a fine commerciale.

Il punto è precisamente questo: quando un bando introduce lotti tematici per differenziare l’offerta turistica (naturismo, animali d’affezione, sport nautici), dimostra di saper immaginare una gestione della costa più articolata e non ridotta al solo stabilimento balneare tradizionale. Ma se poi il criterio economico premia quasi esclusivamente chi rilancia di più sul canone, senza un peso specifico riservato alla continuità di funzioni sociali o alla specializzazione già acquisita da un gestore, il risultato è che un servizio di riabilitazione per disabili finisce a competere, ad armi disuguali, con un fondo o uno studio professionale che punta solo al rendimento dell’area come qualunque altro lotto balneare. Il bando prevedeva sì un Piano Economico Finanziario asseverato, con relazione su investimenti, costi e previsioni di gestione per l’intera durata decennale, proprio per verificare la sostenibilità concreta di quanto offerto. Ma questo controllo interviene dopo l’apertura delle buste e la formazione delle graduatorie provvisorie, quando il danno reputazionale e la rottura con il tessuto imprenditoriale e sociale locale sono già compiuti.

Ora decide il TAR, ma il nodo resta politico

La partita si sposta ora al TAR di Lecce, che dovrà pronunciarsi in via definitiva il 30 settembre 2026 sia sugli esiti della graduatoria sia sui profili di sostenibilità delle offerte e di corretta applicazione dei criteri di aggiudicazione. Sul tavolo dei giudici finirà anche la domanda di fondo: un meccanismo che assegna fino a 30 punti al rialzo percentuale, senza un tetto massimo credibile, è davvero uno strumento di “concorrenza leale” come sostenuto dal Comune, o è semplicemente un modo per selezionare chi ha più capitale da immobilizzare in un canone, a prescindere da radicamento territoriale, esperienza gestionale o funzione sociale dell’attività preesistente?

Il caso di Castellaneta Marina non è isolato nel dibattito nazionale sulle concessioni demaniali. Proprio mentre la vicenda pugliese finiva sui giornali, Confartigianato Imprese Demaniali chiedeva al Ministero delle Infrastrutture, nel tavolo di consultazione sul bando-tipo nazionale previsto dal D.L. 32/2026, di eliminare del tutto la gara al rialzo sui canoni, sostenendo che essa “avvantaggia i grandi gruppi d’investimento finanziario, estromettendo le micro e piccole imprese che non hanno la stessa solidità di cassa per rilanciare sul canone”. Castellaneta è, in questo senso, un caso di scuola che anticipa esattamente il rischio: due studi professionali arrivati da fuori zona hanno scalzato in poche settimane gestori che operavano sul territorio da decenni — incluso chi offriva un servizio sociale, non solo turistico — semplicemente perché in grado di offrire cifre che nessun operatore locale, per quanto radicato ed esperto, poteva permettersi di eguagliare.

Va detto, per completezza, che l’AGCM guarda alla stessa dinamica con lenti opposte, promuovendo il rialzo sul canone come strumento per aumentare le entrate pubbliche da beni demaniali storicamente sottovalutati. Ma il caso concreto di Castellaneta Marina mostra bene il rovescio della medaglia teorica: quando l’obiettivo di massimizzare l’incasso pubblico non è bilanciato da criteri che tutelino radicamento, esperienza, continuità gestionale e funzione sociale, il risultato pratico rischia di essere non un mercato più efficiente, ma solo un mercato più concentrato nelle mani di chi può permettersi di scommettere di più, salvo poi scoprire — magari solo dopo qualche stagione — se quel canone era davvero sostenibile.

Questo articolo ha un commento

  1. Nicola

    Di già abbiamo un clima vessatorio….. stanno trasformando Castellaneta Marina in dormitorio pubblico !
    Castellaneta marina è preda ormai di speculatori assetati fra poco anche l’aria che noi respireremo pagheremo con il ticket fino all’alba!

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