Il Sindacato Italiano Balneari scrive a Giorgia Meloni alla vigilia della Giornata mondiale del turismo: “Serve un intervento normativo finalmente risolutivo”. Al centro anche il nuovo quadro determinato dalla recente giurisprudenza europea sulla scarsità della risorsa
Un nuovo intervento normativo sulle concessioni demaniali marittime, alla luce di un quadro legislativo e giurisprudenziale profondamente modificato rispetto alle ricostruzioni che hanno accompagnato il contenzioso degli ultimi anni. È quanto chiede il Sindacato Italiano Balneari al presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una lettera datata 26 settembre, inviata in occasione della Giornata mondiale del turismo del 27 settembre.
La richiesta dello SIB parte da una preoccupazione precisa: secondo l’organizzazione di categoria, l’assenza di un quadro normativo chiaro starebbe producendo una gestione non uniforme delle funzioni amministrative sulle concessioni balneari e renderebbe necessaria una disciplina capace di garantire certezza del diritto e tutela delle imprese attualmente operative. Nella lettera il sindacato chiede quindi alla presidente del Consiglio un incontro per rappresentare la situazione e sollecitare un intervento legislativo.
Ma proprio il riferimento contenuto nella lettera alla “recente giurisprudenza, sia nazionale che europea” assume oggi un significato particolare. Lo SIB richiama infatti espressamente le decisioni che, a suo giudizio, hanno chiarito il presupposto della scarsità della risorsa e i possibili motivi imperativi di interesse generale ai quali deve essere rapportata l’applicazione della direttiva servizi.
Il passaggio più rilevante, in questo senso, è rappresentato dall’ordinanza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 10 luglio 2026, causa C-574/25, Balneari Rimini II, che ha posto al centro proprio la questione dell’autorità competente ad accertare la scarsità delle risorse naturali.
Ed è qui che si registra una delle principali novità rispetto alla ricostruzione sviluppatasi negli anni precedenti.
La Corte ha affermato che l’articolo 12 della direttiva 2006/123 trova applicazione alle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative qualora il numero delle autorizzazioni disponibili sia limitato a causa della scarsità delle risorse naturali, precisando però che tale condizione deve essere accertata dall’autorità nazionale competente, sotto il controllo del giudice nazionale.
Non si tratta soltanto di una questione formale relativa all’individuazione del soggetto chiamato a compiere la verifica. L’ordinanza riconosce infatti agli Stati membri un certo margine di discrezionalità nella scelta dei criteri attraverso i quali valutare la scarsità. La Corte ammette espressamente sia un’impostazione generale e astratta riferita al territorio nazionale, sia una valutazione caso per caso riferita al territorio costiero del singolo Comune, sia una combinazione dei due sistemi. I criteri devono comunque essere obiettivi, non discriminatori, trasparenti e proporzionati.
È un elemento destinato a incidere sul dibattito italiano perché la normativa nazionale aveva già previsto, con l’articolo 10-quater del decreto-legge n. 198/2022, un tavolo tecnico presso la Presidenza del Consiglio dei ministri incaricato di definire i criteri tecnici per determinare la sussistenza della scarsità della risorsa naturale, utilizzando sia il dato nazionale sia quello disaggregato regionale.
La pronuncia europea interviene quindi su un sistema che, nel frattempo, è stato modificato anche dal legislatore italiano. Il decreto-legge n. 131/2024 ha infatti portato al 30 settembre 2027 il termine di efficacia delle concessioni interessate dalla disciplina transitoria e ha fissato il 30 giugno 2027 come riferimento per l’organizzazione delle procedure selettive; la normativa consente inoltre, in presenza di ragioni oggettive che impediscano la conclusione della procedura, un differimento motivato fino al 31 marzo 2028.
Il punto, dunque, non è sostenere che l’ordinanza del 10 luglio 2026 abbia semplicemente “bloccato le gare”. La stessa Corte ha ribadito l’efficacia dell’articolo 12, paragrafo 2, della direttiva servizi contro i rinnovi e le proroghe automatiche e generalizzate.
La novità riguarda piuttosto il presupposto sul quale deve essere verificata l’applicabilità dell’articolo 12, paragrafo 1: la scarsità non può essere considerata una condizione meramente presunta o ricavata automaticamente dal solo fatto che le concessioni siano demaniali. La Corte ha indicato un procedimento di accertamento nel quale assume rilievo l’autorità competente dello Stato membro, lasciando al giudice nazionale il controllo sulla competenza, sui criteri utilizzati e sulla loro applicazione.
Nel caso esaminato dalla Corte, viene richiamata proprio la nota del Consiglio dei ministri del 6 ottobre 2023, con la quale era stata ritenuta non rara la risorsa naturale del demanio marittimo italiano. La Corte non ha però semplicemente trasformato quella nota in un accertamento definitivo: ha rimesso al giudice nazionale una serie di verifiche, tra cui quella sulla competenza del Consiglio dei ministri, sulla metodologia utilizzata, sul carattere vincolante della nota e sulla possibilità che il Comune di Rimini potesse discostarsene sulla base di dati locali.
È proprio questo passaggio a rendere attuale la richiesta contenuta nella lettera dello SIB. Non si tratta soltanto di decidere quale sarà la disciplina delle gare, ma di stabilire come debba essere oggi accertato il presupposto che rende applicabile la procedura selettiva per scarsità. Ed è una questione che non può essere affrontata ignorando gli sviluppi normativi e giurisprudenziali intervenuti dopo le prime decisioni del contenzioso balneare.
Nella sua lettera a Meloni, il sindacato sottolinea inoltre il peso economico del comparto. Richiamando dati del Ministero del Turismo e dell’ISTAT, indica per l’estate 2026 72,4 milioni di arrivi e 276 milioni di presenze, con la componente balneare indicata come pari al 39,2% delle presenze. Sono dati che lo SIB utilizza per evidenziare il ruolo della balneazione attrezzata nel sistema turistico nazionale.
La richiesta finale è quindi quella di superare l’attuale situazione attraverso una disciplina che tenga conto del mutato assetto normativo e della più recente giurisprudenza europea e nazionale, evitando che amministrazioni e operatori si trovino ad applicare regole in un quadro ancora caratterizzato da interpretazioni divergenti. Lo SIB chiede alla presidente del Consiglio un confronto diretto e un intervento legislativo che, nelle intenzioni dell’organizzazione, dovrebbe chiarire definitivamente la durata delle concessioni e le modalità di applicazione della normativa europea.
La partita, dunque, non si esaurisce nel calendario delle gare. Dopo il 10 luglio 2026, il tema della scarsità torna al centro dell’intera costruzione giuridica delle concessioni balneari: chi deve accertarla, secondo quali criteri e con quale rapporto tra valutazione nazionale e situazione territoriale. È su questo terreno che la richiesta di un nuovo intervento normativo acquista oggi un significato diverso rispetto agli anni in cui il quadro europeo e nazionale era stato ricostruito sulla base di presupposti giurisprudenziali successivamente rimessi in discussione o ulteriormente precisati.
Ma non eravate voi quelli delle aste ineludibili, quelli dei paletti??? Avete la faccia come il c…. Wiva l’ ITB che ha tenuto la barra del timone dritta SEMPRE..
È ora che si faccia in modo veloce e risolutivo prima delle.prossime elezioni senza scusa ne promesse al”dopo” .
Abbiamo aspettato un’intera legislatura fondata sulle chiacchiere e prese in giro.
Ora decidiamo noi:
se non c’è la certezza prima, si vota come e dove ci pare, non aspettiamo più il “dopo”
Basta con le promesse seguite dal nulla.