A volte basta un atto amministrativo per trasformare una previsione politica in una cifra. E a Spotorno quella cifra, oggi, è nero su bianco: 14.903,44 euro di spesa comunale per garantire i servizi di assistenza e sicurezza alla balneazione nelle spiagge libere.
La determinazione generale n. 615 del 20 agosto 2026 approva infatti le convenzioni tra il Comune e i concessionari confinanti con tre aree divenute spiagge libere – ex Bagni Premuda, ex Bagni Santa Maria ed ex SLA Serra – e assume i relativi impegni di spesa. Per l’ex Bagni Premuda sono previsti 5.811,20 euro, da dividere tra Bagni Le Ville e Bagni Aurora; per l’ex Bagni Santa Maria 2.921,92 euro; per l’ex SLA Serra altri 6.170,32 euro. Totale: 14.903,44 euro, IVA compresa.
Ed è difficile non tornare con la memoria a marzo, quando il tema dei costi era stato sollevato proprio da chi contestava il nuovo modello voluto dall’amministrazione. Il sindaco Mattia Fiorini aveva liquidato quelle preoccupazioni come «numeri fantasiosi», sostenendo che la gestione delle spiagge libere non avrebbe avuto quel peso sulle tasche degli spotornesi. Aveva spiegato che pulizia, docce, servizi igienici e soprattutto salvamento sarebbero stati sostenuti attraverso i chioschi, le piattaforme commerciali e le concessioni, con l’obiettivo dichiarato di garantire la sicurezza senza costi aggiuntivi per l’Amministrazione.
E invece, a pochi mesi di distanza, arriva una determina che certifica proprio una spesa a carico del Comune.
Certo, 14.900 euro non sono 1,5 milioni. Ma il punto della questione non è gonfiare la cifra: è molto più semplice. Un costo che secondo il sindaco non avrebbe dovuto gravare sulle casse comunali oggi esiste, è quantificato e viene pagato con risorse pubbliche. E non riguarda un ipotetico futuro PUD, ma un servizio concreto di sicurezza dei bagnanti nella stagione balneare in corso.
Il paradosso diventa ancora più evidente guardando la tempistica. Le tre aree sono diventate disponibili alla libera fruizione nel corso della stagione, mentre la questione dell’organizzazione del salvamento è rimasta aperta per settimane. Nel frattempo l’Associazione dei Bagni Marini aveva denunciato pubblicamente proprio l’assenza del servizio di salvataggio e di un adeguato presidio sulle spiagge libere, oltre a carenze di vigilanza, pulizia, servizi igienici e docce.
A luglio, inoltre, la decadenza dell’affidamento della SLA Serra aveva già aperto un’altra falla nel sistema: la minoranza ricordava che quell’affidamento avrebbe dovuto contribuire anche a garantire i servizi di sicurezza e salvamento nelle aree circostanti e chiedeva come il Comune avrebbe potuto sostituirli dopo il venir meno della gestione.
Ora la risposta è arrivata. Non con una nuova entrata commerciale capace di autofinanziare il sistema, ma con una convenzione e con un impegno di spesa comunale.
E qui torna inevitabilmente quella frase pronunciata qualche mese fa: «La gestione non avrà quel peso sulle tasche degli spotornesi». Oggi sarebbe interessante sapere se, alla luce della determina n. 615, il sindaco la confermerebbe ancora nello stesso modo.
Perché il problema, in fondo, era stato sollevato esattamente questo: trasformare porzioni di litorale precedentemente gestite da operatori privati in spiagge libere significa sì aumentare l’accesso gratuito al mare, ma significa anche interrogarsi prima su chi paga pulizia, sicurezza, salvamento, manutenzione e controllo.
Non era difficile prevederlo. Lo aveva scritto mesi fa anche chi criticava il progetto del PUD: con l’aumento degli spazi pubblici, aumentano necessariamente anche i servizi che il Comune deve garantire. E persino durante il dibattito in Consiglio comunale la minoranza aveva posto espressamente il problema dei costi di gestione, dei controlli e della sicurezza a carico delle casse pubbliche.
La differenza è che allora erano «previsioni». Oggi c’è una determina.
E c’è anche un altro elemento che merita attenzione. Il Comune ha previsto una “gestione partecipata”, chiedendo ai concessionari confinanti di svolgere il servizio e stabilendo che la compartecipazione comunale riguardi esclusivamente la quota di costo direttamente riconducibile all’assistenza ai bagnanti sulle spiagge libere. Lo precisa espressamente l’atto.
Insomma, il sistema non è gratuito. È semplicemente un sistema nel quale una parte del costo viene trasferita dal privato al pubblico.
E allora forse la domanda da rivolgere a Fiorini non è se 14.903 euro siano tanti o pochi. La domanda è un’altra: se questo è il costo necessario per coprire il servizio per una breve parte della stagione e per tre sole spiagge, quanto costerà davvero a regime il modello delle spiagge libere previsto dal nuovo PUD?
È proprio questa la questione che meriterebbe oggi un serio piano economico-finanziario, quello che era stato chiesto già in primavera.
Per mesi a Spotorno si è raccontata la rivoluzione delle spiagge libere come un modello innovativo, capace di coniugare accesso gratuito, servizi e sostenibilità economica. Fiorini aveva sostenuto che i nuovi chioschi e le spiagge libere attrezzate avrebbero contribuito a finanziare il sistema e che il raggiungimento del 40% di spiagge libere avrebbe consentito anche di accedere a risorse regionali per la sicurezza.
Benissimo. Ma nel frattempo la realtà presenta un primo conto, e quel conto lo paga il Comune.
Non è una tragedia e non dimostra da solo che il PUD sia sbagliato. Dimostra però che il problema dei costi non era affatto un’invenzione, né un “numero fantasioso”.
E forse, a questo punto, vale la pena ammetterlo: avevamo sbagliato le previsioni. Eravamo stati troppo prudenti. Perché il conto non era futuro: è arrivato molto prima del previsto.
Con una determina comunale, una convenzione e 14.903,44 euro di soldi pubblici.
Il mare sarà anche gratis. Il salvamento, invece, evidentemente no.
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