La Sardegna potrebbe avere tutte le caratteristiche per adottare, in futuro, un modello normativo simile a quello già introdotto dalla Calabria e a quello attualmente in discussione in Abruzzo. A suggerirlo sono i numeri del demanio marittimo regionale, che descrivono una realtà profondamente diversa rispetto a molte altre regioni italiane.
Secondo i dati pubblicati da La Nuova Sardegna, nell’isola sono presenti 2.609 concessioni demaniali marittime, oltre la metà delle quali concentrate tra Gallura e Sassarese. Un dato significativo, ma che va letto insieme a un altro elemento altrettanto rilevante: la Sardegna continua a vantare una delle più alte percentuali di spiagge libere d’Italia, con ampi tratti di litorale ancora non interessati da concessioni.
Proprio questa abbondante disponibilità di arenili potrebbe costituire il presupposto per una disciplina regionale che tenga conto dell’effettiva situazione del territorio.
Negli ultimi mesi il dibattito sulle concessioni balneari si è concentrato sempre più sul concetto di scarsità della risorsa naturale, richiamato dalla direttiva 2006/123/CE e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea. Il principio è semplice: le procedure selettive trovano la loro giustificazione quando il numero delle autorizzazioni è limitato dalla disponibilità della risorsa. Per questo motivo, diventa determinante verificare se, in un determinato territorio, il bene demaniale sia realmente scarso oppure se vi sia ancora un’ampia disponibilità di aree concedibili. Ed è proprio sotto questo profilo che la Sardegna presenta caratteristiche del tutto particolari.
La Calabria ha recentemente approvato una legge regionale che attribuisce un ruolo centrale alla verifica concreta della disponibilità del demanio marittimo, una normativa che il Governo ha scelto di non impugnare. Parallelamente, in Abruzzo è all’esame del Consiglio regionale una proposta di legge che punta a censire il patrimonio costiero e a verificare, attraverso dati oggettivi, se sussista o meno una reale scarsità della risorsa prima di definire il regime delle concessioni. Due iniziative che, pur con impostazioni differenti, condividono un principio comune: la scarsità della risorsa non dovrebbe essere presunta in modo generalizzato, ma accertata sulla base delle effettive caratteristiche del territorio.
Alla luce della conformazione del suo litorale, la Sardegna sembrerebbe possedere tutti gli elementi per sviluppare una riflessione analoga. L’estensione delle coste, la presenza di vaste aree ancora prive di concessioni e l’elevata percentuale di spiagge libere potrebbero infatti consentire una valutazione puntuale della disponibilità della risorsa, distinguendo le zone eventualmente sature da quelle nelle quali esistono ancora ampi margini per nuovi affidamenti. Un’analisi di questo tipo permetterebbe di basare eventuali scelte legislative su dati oggettivi, valorizzando le peculiarità del territorio regionale.
La Sardegna dispone già degli strumenti tecnici necessari per effettuare una ricognizione completa del proprio patrimonio costiero. Attraverso la pianificazione del demanio marittimo e i Piani di Utilizzo dei Litorali (PUL) sarebbe possibile determinare con precisione:
- la superficie complessiva del litorale;
- le aree già interessate da concessioni;
- le spiagge ancora libere;
- la disponibilità residua di arenili concedibili.
Una fotografia aggiornata consentirebbe di stabilire se, e in quale misura, ricorra effettivamente quella condizione di scarsità che costituisce uno dei presupposti richiamati dalla normativa europea.
Al momento non risultano iniziative legislative della Regione Sardegna volte a replicare i modelli adottati o proposti da Calabria e Abruzzo. Tuttavia, i dati disponibili sembrano indicare che l’isola possiede caratteristiche territoriali che potrebbero giustificare una riflessione in questa direzione. Con una delle più elevate percentuali di spiagge libere del Paese, la Sardegna potrebbe infatti rappresentare uno dei casi più significativi nei quali verificare concretamente se la risorsa demaniale sia realmente scarsa o se, al contrario, l’ampia disponibilità di arenili consenta un approccio differenziato rispetto ad altre realtà italiane maggiormente urbanizzate e già fortemente occupate dalle concessioni.
In un contesto nazionale sempre più orientato a valorizzare i dati oggettivi del territorio, l’esperienza della Calabria e il percorso avviato dall’Abruzzo potrebbero quindi rappresentare un riferimento anche per la Sardegna, qualora la Regione decidesse in futuro di affrontare il tema con una propria disciplina.