Balneari, al Senato passa la proroga speciale: in Sicilia, Calabria e Sardegna concessioni fino al 2030

Un emendamento della Lega approvato in Commissione Ambiente del Senato apre a una proroga straordinaria delle concessioni balneari nelle aree costiere di Sicilia, Calabria e Sardegna colpite da erosione e da eventi meteorologici eccezionali, con durata fino al 30 settembre 2030 e possibile estensione al 31 marzo 2031 in caso di difficoltà oggettive nello svolgimento delle gare.

La misura rappresenta uno slittamento di tre anni rispetto all’attuale scadenza generale fissata al 30 settembre 2027 dal quadro normativo nazionale introdotto con il decreto Salva-infrazioni, che aveva previsto la tenuta delle concessioni esistenti fino al 2027 e l’avvio dei nuovi bandi entro giugno dello stesso anno. L’intervento nasce dentro il più ampio filone dei provvedimenti adottati dopo il maltempo che ha investito i territori del Mezzogiorno insulare e della Calabria, tema già affrontato dal Senato con il via libera definitivo al decreto di sostegno per le aree colpite dagli eventi atmosferici di gennaio.

Sul piano politico, l’operazione conferma la linea della maggioranza di cercare nuovi margini di tutela per le imprese balneari esistenti, mentre nel dibattito parlamentare continuano a emergere anche proposte per valorizzare il “valore aziendale” dei concessionari uscenti, collegare le gare ai piani urbanistici e garantire continuità materiale del servizio nel passaggio tra vecchi e nuovi affidatari. Ma proprio qui si riapre il nodo più delicato, perché la nuova proroga si inserisce in un contenzioso ancora molto acceso tra diritto interno, giurisprudenza amministrativa e principi europei sulla concorrenza.

La Corte costituzionale ha già dichiarato illegittima la proroga siciliana dei termini per il rinnovo delle concessioni, ritenendo che quel differimento finisse per perpetuare nel territorio regionale un sistema di proroghe automatiche incompatibile con la direttiva Bolkestein e con l’assetto concorrenziale richiesto dall’ordinamento europeo. Anche il Tar Sicilia ha ribadito che le norme nazionali di proroga automatica devono essere disapplicate quando contrastano con il diritto dell’Unione, mentre l’Antitrust ha sostenuto che le amministrazioni non possono limitarsi a recepire proroghe legislative in conflitto con il quadro europeo.

Il risultato è che la scelta approvata al Senato ha un peso politico immediato, ma rischia di alimentare un nuovo fronte di scontro giudiziario, perché da una parte allunga la vita delle concessioni in tre regioni colpite dall’emergenza e dall’altra si muove su un terreno che tribunali e autorità indipendenti continuano a considerare altamente problematico.

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