«Spiagge vuote», «ombrelloni chiusi», «turismo in crisi». Sono queste le formule che negli ultimi mesi hanno fatto il giro dei social e di certi giornali, costruendo una narrazione tossica che nulla ha a che fare con la realtà delle nostre coste. È la solita tecnica: isolare un dettaglio, ingrandirlo a dismisura, trasformarlo in “verità”. Così, una foto scattata alle sette del mattino o un temporale estivo diventano la prova che il turismo balneare è al collasso.
Eppure i numeri raccontano altro. In Versilia, a Forte dei Marmi come a Viareggio, gli stabilimenti non sono deserti: sono invece al centro di appetiti milionari. Lo dimostra il caso di Blu Beach spa, società milanese recentemente diventata S.p.A., che nelle ultime settimane ha inviato proposte di acquisto dirette a diversi gestori, attraverso un avvocato incaricato. L’oggetto delle email era inequivocabile: “Offerta acquisto vostro stabilimento”.
Se davvero le spiagge fossero vuote e i bilanci in rosso, perché mai gruppi strutturati e fondi d’investimento dovrebbero spendere milioni per comprare concessioni? La risposta è semplice: il mare rende, e a pagarne il prezzo sono i balneari storici, messi all’angolo da una campagna denigratoria che prepara il terreno all’ingresso dei grandi capitali.
La trappola delle bufale
La strategia è chiara: da un lato si diffonde l’idea che i lidi siano un peso per lo Stato, inefficienti e incapaci di attrarre turisti; dall’altro si gonfiano ad arte storie di “spiagge vuote. Si tratta di una vera e propria trappola comunicativa: screditare chi lavora ogni giorno sulla battigia per renderlo debole e isolato, così che l’opinione pubblica non alzi la voce quando arrivano i colossi pronti a comprare.
L’assalto ai lidi
Oltre a Blu Beach spa, anche imprenditori stranieri e catene alberghiere hanno già rilevato storici stabilimenti in Toscana, con l’obiettivo di trasformarli in “beach club” di lusso o in appendici di hotel a quattro stelle. Per chi da generazioni vive di spiaggia, questo non è progresso: è la cancellazione di un modello familiare e territoriale a favore di logiche speculative che nulla hanno a che fare con la cultura balneare italiana.
Balneari come capro espiatorio
Mentre si parla di “proroghe illegittime” e di direttive europee, nessuno racconta le difficoltà quotidiane degli operatori: burocrazia, tasse, investimenti costanti per mantenere in piedi strutture e servizi che danno lavoro a migliaia di persone e garantiscono sicurezza sulle spiagge. I balneari diventano così il capro espiatorio di un racconto falsato, utile solo a spianare la strada a chi oggi si presenta con le valigette piene di capitali.