Concessioni balneari Abruzzo: estate 2027 nel segno della continuità, ma il futuro passa dalle nuove regole

Gli attuali gestori resteranno alla guida degli stabilimenti nella prossima stagione balneare. Sul tavolo la proposta di legge regionale sulla scarsità delle risorse, la richiesta dei 19 Comuni costieri di criteri uniformi e il ritardo del bando-tipo nazionale. Intanto Vasto avvia una procedura per 34 concessioni temporanee.

Per la prossima stagione balneare gli stabilimenti abruzzesi resteranno, in linea generale, nelle mani degli attuali gestori. Non sono previsti cambiamenti generalizzati nella conduzione delle attività e, almeno per l’estate 2027, il quadro sarà ancora caratterizzato dalla continuità gestionale.

Una prospettiva che si inserisce in una fase particolarmente delicata per il comparto balneare regionale. Mentre gli operatori si preparano alla prossima stagione, istituzioni regionali e Comuni stanno lavorando alle regole che dovranno disciplinare il futuro delle concessioni demaniali marittime. La questione non riguarda soltanto i tempi delle gare, ma soprattutto i criteri con cui dovrà essere verificata la scarsità della risorsa naturale, presupposto fondamentale per stabilire l’applicabilità dell’articolo 12 della direttiva europea 2006/123/CE.

La continuità per il 2027 e il calendario nazionale

Il quadro di continuità trova innanzitutto un riferimento nella disciplina nazionale. Il decreto-legge 131/2024, convertito nella legge 166/2024, ha modificato l’articolo 3 della legge 118/2022, stabilendo che le concessioni demaniali marittime in essere continuano ad avere efficacia fino al 30 settembre 2027.

La stessa normativa prevede che, in presenza di ragioni oggettive che impediscano la conclusione delle procedure selettive entro tale termine, l’amministrazione competente possa differire la scadenza, con un provvedimento motivato e per il tempo strettamente necessario, comunque non oltre il 31 marzo 2028.

Le procedure di affidamento, nella prima applicazione della disciplina, devono essere avviate entro il 30 giugno 2027. La legge stabilisce inoltre che, una volta scaduto il titolo, non è consentita la prosecuzione del precedente rapporto concessorio, salvo il tempo strettamente necessario alla conclusione di una procedura di affidamento già avviata.

È quindi comprensibile che la stagione estiva 2027 possa svolgersi ancora, nella generalità dei casi, con gli attuali concessionari. Ma sarebbe sbagliato interpretare questa continuità come una soluzione definitiva o come una nuova garanzia di permanenza per le imprese. Il futuro degli stabilimenti dipenderà dalle istruttorie delle amministrazioni, dalle procedure di affidamento e dalle verifiche richieste dalla normativa nazionale ed europea.

La proposta di legge regionale: al centro la verifica della scarsità

Uno dei passaggi più importanti riguarda il progetto di legge regionale denominato «Disposizioni normative in materia dei beni del demanio marittimo per finalità turistiche-ricreative».

L’iniziativa è stata presentata dai consiglieri Gianpaolo Lugini, Emiliano Di Matteo e Carla Mannetti, con il coinvolgimento del sottosegretario Daniele D’Amario e del presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri. La proposta punta a costruire un quadro conoscitivo aggiornato delle concessioni esistenti e delle superfici demaniali disponibili lungo il litorale abruzzese. In particolare, prevede la predisposizione, da parte del Dipartimento regionale competente, di uno studio finalizzato a quantificare il rapporto tra le aree già interessate da concessioni e quelle libere.

Secondo l’impostazione illustrata nella relazione accompagnatoria, qualora dalla ricognizione dovesse emergere l’assenza di una condizione di scarsità delle risorse disponibili, i Comuni potrebbero valutare la prosecuzione dei rapporti concessori, nel rispetto della normativa statale e previa verifica dell’assenza di un interesse transfrontaliero certo. Qualora, invece, fosse accertata la scarsità, si procederebbe attraverso le procedure selettive previste dalla legislazione nazionale. Il provvedimento non è ancora una legge approvata. Il 27 ottobre la Prima Commissione Bilancio, Affari generali e istituzionali del Consiglio regionale ha svolto una serie di audizioni, ascoltando le rappresentanze del mondo balneare, turistico e imprenditoriale.

Tra i soggetti intervenuti figurano Confindustria Abruzzo Medio Adriatico, Faita Federcampeggio Abruzzo, Balneatori Indipendenti Abruzzo, ANPIT Costa Teramana, ITB Italia – Mare Vivo Silvi, Confcommercio, SIB Ortona, Assobalneari Federturismo Abruzzo e Federalberghi Confcommercio. Il confronto testimonia quanto sia rilevante la questione per l’economia costiera regionale. La definizione di criteri tecnici attendibili e la disponibilità di dati aggiornati saranno determinanti per evitare che le decisioni vengano assunte sulla base di valutazioni generiche o di parametri non sufficientemente aderenti alle caratteristiche dei singoli territori.

I 19 Comuni costieri chiedono regole uniformi al Governo

Parallelamente al confronto regionale, anche i Comuni abruzzesi si sono organizzati per affrontare la fase di trasformazione del sistema concessorio. Il 31 ottobre, a Francavilla al Mare, si sono riuniti i rappresentanti dei 19 Comuni costieri, nell’ambito del coordinamento tecnico-amministrativo promosso da ANCI Abruzzo. I lavori sono stati coordinati da Enrico Di Giuseppantonio, sindaco di Fossacesia e delegato regionale ANCI per il Demanio, mentre il coordinamento tecnico è affidato ad Antonio D’Alessandro, dirigente del Comune di Pescara.

Dal confronto è emersa una richiesta precisa: servono criteri tecnici nazionali uniformi per accertare l’eventuale scarsità della risorsa naturale. I Comuni vogliono evitare che amministrazioni appartenenti allo stesso litorale arrivino a conclusioni differenti utilizzando metodologie non omogenee, con il conseguente rischio di contenziosi e responsabilità amministrative. Tra le richieste rivolte al Governo figurano anche finanziamenti per sostenere i costi delle procedure selettive e delle attività di gestione e tutela del demanio marittimo, una possibile compartecipazione dei Comuni al gettito dei canoni concessori e l’istituzione di un help desk ministeriale.

È stato inoltre chiesto di predisporre strumenti di assistenza e tutela legale per gli enti locali, anche attraverso il coinvolgimento dell’Avvocatura dello Stato. Il coordinamento ha affrontato anche il tema della continuità dei servizi balneari nel passaggio tra i gestori e quello degli indennizzi spettanti ai concessionari uscenti, con particolare riferimento alla quantificazione degli investimenti non ammortizzati, alle perizie e alla distribuzione degli oneri. Una posizione che evidenzia una difficoltà concreta: i Comuni sono chiamati a gestire una trasformazione amministrativa complessa, ma chiedono di poterlo fare sulla base di regole certe, uniformi e accompagnate da adeguati strumenti tecnici e finanziari.

Il nodo europeo: la scarsità non può essere data per scontata

La questione assume un significato particolare alla luce della recente ordinanza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 10 luglio 2026, causa C-574/25, Balneari Rimini II.

La pronuncia ha ribadito un principio importante per il lavoro che si sta svolgendo in Abruzzo: gli Stati membri dispongono di un margine di discrezionalità nella scelta dei criteri per valutare la scarsità delle risorse naturali. L’accertamento può essere effettuato attraverso una valutazione generale riferita all’intero territorio nazionale, attraverso verifiche caso per caso riferite ai singoli Comuni costieri oppure combinando i due metodi. La Corte ha però precisato che i criteri utilizzati devono essere oggettivi, trasparenti, proporzionati e non discriminatori. Soprattutto, l’esistenza della scarsità deve essere accertata dall’autorità nazionale competente e sottoposta al controllo del giudice nazionale.

L’ordinanza non stabilisce, quindi, che le spiagge italiane siano in generale prive di scarsità, ma neppure autorizza a considerare automaticamente scarsa ogni porzione di demanio. Richiede un accertamento effettivo, fondato su elementi concreti e verificabili. È proprio su questo terreno che il progetto abruzzese dovrà misurarsi. Una ricognizione regionale rappresenta un passaggio utile, ma dovrà consentire di distinguere le diverse situazioni territoriali e la reale disponibilità delle aree utilizzabili. La semplice estensione della costa o il rapporto numerico tra spiagge libere e concesse non possono sostituire un’istruttoria adeguata alle caratteristiche dei singoli litorali.

Il bando-tipo nazionale è ancora fermo

A complicare ulteriormente il quadro c’è il ritardo nell’approvazione del bando-tipo nazionale. Lo schema predisposto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, previsto dall’articolo 8 del decreto-legge 32/2026, avrebbe dovuto essere sottoposto al parere della Conferenza Unificata nella seduta del 22 ottobre. Il punto è stato invece rinviato e il modello nazionale non ha ancora completato il proprio percorso di approvazione.

Si tratta di un passaggio importante anche per i Comuni abruzzesi, che chiedono indicazioni operative comuni per predisporre le procedure, definire i criteri di selezione e affrontare questioni delicate come gli indennizzi e la continuità dei servizi. L’assenza di un riferimento nazionale definitivo rende ancora più importante il coordinamento tra gli enti locali e il lavoro della Regione, soprattutto in vista della scadenza del 30 giugno 2027.

Vasto, 34 concessioni già messe a gara: il quadro non è identico per tutti

La necessità di distinguere le diverse situazioni emerge anche da una novità arrivata proprio in questi giorni. Il Comune di Vasto ha pubblicato un bando per l’assegnazione di 34 concessioni demaniali marittime, comprendenti stabilimenti balneari, servizi di ombreggio e attività nautiche, sportive e ricreative. Le domande dovranno essere presentate entro il 28 dicembre 2026. Si tratta di affidamenti temporanei, con scadenza al 30 settembre 2027, relativi ad aree attualmente prive di un titolo concessorio valido e destinati a fare da ponte in attesa della nuova pianificazione del litorale.

La procedura è stata avviata dopo le pronunce della giustizia amministrativa intervenute sul ricorso dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato contro il rinvio delle gare da parte dell’amministrazione comunale. La vicenda presenta profili specifici e non equivale a un cambio generalizzato dei gestori degli stabilimenti attualmente titolari di concessioni valide. Rappresenta tuttavia un esempio concreto di come, anche all’interno della stessa regione, possano verificarsi situazioni differenti e procedure già operative.

Gli affidamenti temporanei non attribuiscono inoltre alcun diritto di preferenza sulle future assegnazioni: il nuovo Piano demaniale marittimo comunale potrà modificare la distribuzione delle aree, le superfici e le destinazioni d’uso.

Un’estate di transizione, in attesa di certezze

La continuità gestionale rappresenta una condizione importante per programmare l’attività turistica, tutelare gli investimenti e garantire la qualità dei servizi sulle spiagge. Resta tuttavia indispensabile che il percorso verso il riordino delle concessioni venga costruito attraverso istruttorie corrette, criteri verificabili e una concreta attenzione alle caratteristiche economiche e territoriali del sistema balneare abruzzese.

La Regione è chiamata a definire il proprio quadro normativo, mentre i Comuni chiedono al Governo regole nazionali chiare e strumenti adeguati. Sullo sfondo rimangono le scadenze del 2027 e la necessità di risolvere questioni ancora aperte, a partire dalla verifica della scarsità e dalla tutela degli investimenti.

Il vero obiettivo, adesso, non dovrebbe essere soltanto arrivare alla scadenza delle concessioni senza interruzioni dei servizi, ma costruire un sistema di regole che consenta di distinguere le situazioni effettivamente soggette a selezione da quelle nelle quali i presupposti giuridici per applicarla devono ancora essere dimostrati. È su questa distinzione, prima ancora che sui calendari delle gare, che si gioca una parte importante del futuro delle imprese balneari abruzzesi.

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