Il 9 ottobre tavolo ad Ancona tra Regione, Comuni costieri e associazioni. Al centro la ricognizione dell’arenile e il ruolo degli enti locali in vista delle procedure del 2027
Il futuro delle concessioni balneari entra nel vivo anche nelle Marche. Per il 9 ottobre è previsto ad Ancona un confronto tra Regione, amministrazioni costiere e rappresentanti degli operatori, chiamati a discutere la disponibilità effettiva della risorsa spiaggia e le conseguenze che la relativa valutazione potrebbe produrre sull’applicazione della direttiva europea sui servizi. L’appuntamento è stato anticipato da fonti di stampa; al 3 ottobre non risulta ancora reperibile, sui canali istituzionali consultati, un comunicato regionale con programma e partecipanti definitivi.
Il nodo è la cosiddetta “scarsità della risorsa naturale”. L’articolo 12 della direttiva 2006/123/CE prevede una selezione imparziale e trasparente tra i candidati quando il numero delle autorizzazioni disponibili è limitato proprio a causa della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili. In questi casi, il titolo deve avere durata limitata e non può essere rinnovato automaticamente.
Le associazioni balneari intendono chiedere alla Regione una ricognizione aggiornata e territorialmente dettagliata del litorale marchigiano: spiagge occupate da concessioni, tratti destinati alla libera fruizione e aree eventualmente ancora utilizzabili. L’obiettivo dichiarato dal fronte degli operatori è far emergere un quadro di non scarsità, ma l’esito non può essere ricavato automaticamente da una singola percentuale: servono criteri omogenei, dati verificabili e un’istruttoria capace di considerare anche le caratteristiche dei singoli territori costieri.
La mappatura regionale
La questione era già arrivata in Consiglio regionale durante l’estate. Con l’interrogazione n. 401 del 30 luglio 2026, il consigliere Corrado Canafoglia ha chiesto se esista una mappatura delle spiagge libere marchigiane e ha sollecitato una ricognizione tecnica dell’intero patrimonio costiero. L’atto richiama espressamente la necessità di assumere decisioni fondate su dati oggettivi e aggiornati.
Nel successivo dibattito politico è stata indicata una quota regionale di spiagge libere prossima al 28%, mentre per Senigallia è stato prospettato un valore vicino al 50%. Si tratta però di numeri divulgati nell’ambito della discussione consiliare e delle dichiarazioni politiche: prima di utilizzarli come base di una decisione amministrativa occorre chiarire metodo di calcolo, tratti esclusi, balneabilità, accessibilità e superficie realmente disponibile per nuovi
Il Piano di gestione integrata delle zone costiere delle Marche stabilisce intanto una soglia di tutela: il fronte mare delle aree libere utilizzabili a fini turistico-ricreativi non può essere inferiore al 25% della lunghezza del litorale di ciascun Comune, calcolata al netto dei tratti esclusi dalle norme tecniche. Lo stesso Piano definisce spiaggia libera l’area demaniale priva di titoli concessori, accessibile liberamente e gratuitamente in modo continuativo.
Quella soglia, tuttavia, non coincide di per sé con il test europeo sulla scarsità. La percentuale minima di arenile da lasciare alla libera fruizione risponde infatti a una finalità di pianificazione costiera; la verifica richiesta dall’articolo 12 deve invece stabilire se le aree concretamente sfruttabili e le autorizzazioni disponibili siano limitate rispetto alla domanda, applicando parametri oggettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.
Cosa dice la Corte UE
A riaccendere il confronto è stata l’ordinanza del 10 luglio 2026 nella causa C-574/25, “Balneari Rimini II”. La Corte di giustizia ha ribadito che l’esistenza della scarsità deve essere accertata dall’amministrazione competente sulla base della situazione concreta e sotto il controllo del giudice nazionale. La valutazione può combinare un inquadramento generale, compiuto a livello nazionale, con un esame riferito al territorio costiero del singolo del singolo Comune.
La pronuncia non ha però dichiarato né che le coste italiane siano in generale scarse né che siano automaticamente abbondanti. Non ha neppure fissato una percentuale di spiaggia libera sufficiente a escludere le procedure selettive. Ha confermato, piuttosto, la necessità di un accertamento effettivo e motivato, evitando sia presunzioni generalizzate sia conclusioni costruite su dati parziali.
Anche una valutazione locale di non scarsità non equivale automaticamente alla prosecuzione indefinita delle concessioni esistenti. La disciplina nazionale oggi vigente regola infatti le nuove assegnazioni attraverso procedure pubbliche, mentre la giurisprudenza europea vieta il rinnovo automatico nei casi ricadenti nell’articolo 12. Proprio il rapporto tra accertamento della scarsità, normativa italiana e poteri dei Comuni resta uno dei punti giuridici più controversi del confronto.
Comuni verso il 2027
Sul piano nazionale, il decreto-legge n. 131 del 2024, convertito dalla legge n. 166, ha fissato al 30 settembre 2027 il termine di efficacia previsto dalla disciplina statale per le concessioni in essere. Le procedure di affidamento devono essere avviate almeno sei mesi prima della scadenza del titolo e, in sede di prima applicazione, non oltre il 30 giugno 2027. In presenza di impedimenti oggettivi, l’autorità competente può motivare un differimento strettamente necessario, comunque non oltre il 31 marzo 2028.
Il quadro operativo è ancora in evoluzione. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha presentato alla Conferenza unificata una bozza di bando-tipo destinata a favorire condizioni più omogenee sul territorio nazionale. Lo schema, ancora modificabile, prevede tra l’altro una durata dei nuovi affidamenti compresa tra cinque e vent’anni, il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa basato sul rapporto qualità-prezzo, limiti alla concentrazione dei lotti e regole per l’indennizzo del concessionario uscente.
La bozza assegna un peso prevalente alla qualità del progetto: secondo il testo circolato, la componente economica non potrebbe superare il 10% del punteggio massimo attribuito all’offerta tecnica. Sono inoltre indicati requisiti per accessibilità, continuità dei servizi e avvicendamento tra vecchio e nuovo gestore. Il documento non è però ancora definitivo e potrà essere corretto dopo il confronto con Regioni ed enti locali.
È in questo scenario che cresce la pressione sui Comuni marchigiani, titolari delle funzioni amministrative relative al rilascio e al rinnovo delle concessioni in conformità alle norme statali e regionali e al Piano di utilizzazione del demanio. La Regione mantiene invece un ruolo decisivo di pianificazione e coordinamento, come riconosciuto anche negli atti regionali che prospettano assistenza, formazione e affiancamento agli enti locali nella preparazione dei bandi.
La capogruppo regionale del Partito democratico Valeria Mancinelli ha chiesto che le amministrazioni comunali non vengano lasciate sole di fronte alle scadenze e alle responsabilità istruttorie. In un’interrogazione annunciata per il Consiglio regionale del 6 ottobre, ha sollecitato una regia della Regione, rilevando che il bando-tipo definitivo non è ancora disponibile e che restano aperte questioni operative rilevanti.
Il confronto del 9 ottobre
Il tavolo di Ancona sarà quindi chiamato a tenere insieme due esigenze: costruire una fotografia attendibile della costa marchigiana e offrire ai Comuni indicazioni applicative coerenti. Perché la ricognizione abbia solidità amministrativa, non basterà sommare chilometri di spiaggia libera e aree in concessione; occorrerà specificare quali tratti siano realmente balneabili, accessibili, utilizzabili e compatibili con i vincoli ambientali, paesaggistici e urbanistici.
Il tema interessa direttamente le imprese, ma anche la programmazione turistica, l’accesso pubblico al mare e la responsabilità degli enti concedenti. Il 3 ottobre, all’Auditorium Tebaldini di San Benedetto del Tronto, ITB Italia ha convocato un’assemblea generale con gli avvocati Vincenzo De Michele e Gabriella Guida, confermando quanto il confronto giuridico e politico sia ormai entrato nella fase decisiva.
Dalla riunione regionale del 9 ottobre non è attesa soltanto una posizione politica. Il passaggio determinante sarà capire se la Regione intenda avviare o aggiornare una mappatura ufficiale, quali indicatori adotterà e in che modo coordinerà le valutazioni comunali. Da queste scelte dipenderà la tenuta tecnica delle decisioni future, in un contesto nel quale le scadenze nazionali si avvicinano ma le interpretazioni sulla scarsità continuano a dividersi.