A sollevare pubblicamente il caso è stato il Partito Democratico di Pietrasanta, con un post diffuso sui propri canali e firmato dal segretario comunale Rossano Forassiepi e dalla capogruppo Irene Tarabella, dal titolo: “Dalla difesa a oltranza delle concessioni alla corsa alle aste Bolkestein: l’incoerenza politica di Mallegni e i dubbi sulla Giunta Giovannetti”. La vicenda è stata poi ripresa dalla stampa locale, compresa La Nazione, con il titolo “Il Pd attacca Mallegni: ‘Partecipa alle aste’”.
Ed è proprio il contenuto di quel post a porre una domanda che, per il mondo balneare, è tutt’altro che secondaria: che cosa resta delle battaglie politiche condotte per anni contro la Bolkestein e contro le gare per le concessioni, quando lo stesso esponente politico che quelle battaglie ha rappresentato viene oggi indicato dal PD come socio, attraverso società a lui riconducibili, di un consorzio il cui oggetto sociale comprende la partecipazione a gare per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime?
Secondo quanto denunciato dal PD di Pietrasanta, una visura camerale pubblica evidenzierebbe infatti la presenza di Massimo Mallegni, attraverso società a lui riconducibili, nel Consorzio Tonfalo s.r.l., tra le cui attività figura espressamente la partecipazione a gare ad evidenza pubblica per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime e delle spiagge. Il PD, è importante sottolinearlo, non contesta la legittimità dell’operazione dal punto di vista imprenditoriale o giuridico. Anzi, nel suo stesso intervento precisa che è legittimo, e persino auspicabile, che realtà locali si organizzino per partecipare alle procedure e contrastare l’ingresso di grandi operatori speculativi.
La contestazione è invece tutta politica. Ed è qui che la vicenda diventa particolarmente interessante per i balneari. Perché Massimo Mallegni non è un imprenditore qualsiasi che oggi decide di partecipare a una gara. È l’uomo politico che per anni ha costruito una parte significativa della propria immagine pubblica proprio sulla difesa degli stabilimenti balneari e sulla contestazione della Bolkestein.
Nel giugno 2017, quando era sindaco di Pietrasanta, Mallegni chiedeva pubblicamente una proroga di 30 anni delle concessioni e una “battaglia con l’Unione Europea per evitare le aste”. Il Comune di Pietrasanta riportava allora integralmente quella posizione, spiegando che, secondo Mallegni, occorreva un Governo forte capace di rinegoziare la direttiva. Nel 2018, poi, Mallegni partecipava a iniziative pubbliche dedicate proprio alla difesa dei balneari dalla Bolkestein. In quell’occasione dichiarava che gli stabilimenti balneari erano imprese familiari da tutelare e sosteneva la necessità di difendere la categoria dall’incertezza determinata dalle procedure selettive.
Ma c’è di più.
Nel novembre 2021, quando la questione delle gare era ormai diventata uno dei temi centrali del confronto politico, Mallegni proponeva addirittura una modifica dell’articolo 49 del Codice della navigazione per tutelare il valore delle imprese balneari, sostenendo che in questo modo si sarebbe potuto riconoscere il valore degli investimenti effettuati e impedire quella che definiva una sorta di svendita delle spiagge. E nel marzo 2022, durante il dibattito sul decreto Concorrenza, Mallegni annunciava la battaglia di Forza Italia contro l’impostazione governativa sulle gare, affermando che il sistema balneare rischiava di essere cancellato. Insomma, la memoria degli operatori balneari non ha bisogno di essere ricostruita artificialmente: esistono dichiarazioni pubbliche, interventi parlamentari e prese di posizione ufficiali che documentano quella stagione politica. Ed è proprio per questo che il post del PD di Pietrasanta ha un effetto dirompente.
Perché mette una accanto all’altra due immagini apparentemente difficili da conciliare: da una parte il politico che per anni ha chiesto ai balneari di resistere alle aste e alla Bolkestein; dall’altra il socio di una struttura consortile che, secondo la visura richiamata dal PD, contempla proprio la partecipazione alle gare. Non è il PD a sostenere che partecipare a una gara sia illecito. Non è nemmeno questo il punto della polemica. Il punto è la coerenza politica. E qui la domanda diventa inevitabile: perché per anni chiedere ai balneari di combattere contro le aste, se oggi ci si prepara a competere nelle stesse aste? Una domanda ancora più scomoda potrebbe essere questa: i balneari che hanno creduto a quelle battaglie erano considerati cittadini e imprenditori da tutelare oppure, semplicemente, un bacino elettorale da convincere?
Naturalmente non è possibile attribuire una risposta a Mallegni che non risulta contenuta nelle dichiarazioni richiamate dal PD. Ma è proprio questa risposta che, alla luce della nuova situazione denunciata, diventerebbe interessante conoscere.
Dalle promesse sulla Bolkestein alla competizione per le concessioni
Il paradosso appare ancora più evidente rileggendo alcune dichiarazioni del passato. Nel 2017 Mallegni parlava di “evitare le aste”. Nel 2018 la linea di Forza Italia veniva presentata come un “no alla Bolkestein” e come una difesa della categoria degli stabilimenti balneari e delle piccole imprese. Nel 2021 Mallegni proponeva di intervenire sull’articolo 49 per tutelare il valore delle imprese e degli investimenti. Nel 2022 Forza Italia annunciava battaglia parlamentare contro le disposizioni sulle aste. Oggi, secondo quanto denunciato dal Partito Democratico di Pietrasanta, compare invece una realtà societaria riconducibile anche a Mallegni e interessata alla partecipazione alle procedure per l’assegnazione delle concessioni. È difficile immaginare un contrasto più netto.
E proprio qui emerge l’aspetto forse più amaro per una categoria che, negli ultimi quindici anni, ha assistito a promesse, proroghe, annunci di riforme, battaglie europee, dichiarazioni contro le aste e ripetuti impegni politici sulla difesa delle imprese familiari. Molti balneari hanno investito, ristrutturato, assunto personale e continuato a lavorare anche sulla base della convinzione che la politica avrebbe trovato una soluzione diversa dalle gare. Ora, mentre le procedure selettive diventano concretamente il terreno sul quale si giocherà il futuro di molte concessioni, scopriamo che alcuni di coloro che ieri promettevano di difendere gli imprenditori dalle aste potrebbero oggi trovarsi nella posizione di partecipare alla competizione.
E il problema diventa anche quello della Giunta Giovannetti
Il post del PD non si ferma però alla posizione personale di Mallegni. Forassiepi e Tarabella chiamano direttamente in causa l’amministrazione guidata dal sindaco Alberto Stefano Giovannetti, sostenendo che la questione assume particolare rilievo perché il Comune si appresta a definire gli indirizzi per i criteri dei futuri bandi. Secondo il PD, Mallegni rappresenterebbe ancora un esponente politicamente centrale della maggioranza e della realtà di “Pietrasanta prima di tutto”, circostanza che, sempre secondo l’opposizione, renderebbe necessario chiarire se il sindaco fosse a conoscenza della situazione e come l’amministrazione intenda garantire l’imparzialità nella predisposizione dei bandi. Attenzione, però: si tratta di una richiesta politica del PD, non dell’accertamento di un conflitto di interessi da parte di un’autorità competente. Ed è importante mantenere questa distinzione. Proprio per questo il Partito Democratico ha chiesto la convocazione urgente di una Commissione consiliare aperta a tutte le forze politiche, nella quale discutere pubblicamente i criteri delle future gare.
La domanda che resta ai balneari
Al di là dello scontro tra centrodestra e centrosinistra, tuttavia, c’è una questione che riguarda direttamente gli imprenditori balneari e che meriterebbe una risposta politica chiara. Per anni è stato chiesto loro di credere che le aste fossero il problema, che la Bolkestein dovesse essere fermata, che il valore delle imprese dovesse essere tutelato e che le famiglie che avevano costruito gli stabilimenti dovessero essere difese. E se davvero, come sostiene il PD sulla base della visura camerale, chi per anni si è presentato come difensore dei balneari si trova ora dalla parte di chi può partecipare alla competizione per ottenere le concessioni, allora è comprensibile che gli operatori si pongano qualche domanda. Non sulla legittimità di partecipare a una gara. Ma sulla sincerità delle battaglie politiche combattute fino a ieri.
Perché alla fine della storia, per chi ha trascorso anni a sentire parlare di Bolkestein, continuità, impresa familiare, investimenti e difesa degli uscenti, la domanda potrebbe essere molto semplice: se le aste erano così sbagliate quando a subirle dovevano essere gli altri, perché diventano improvvisamente accettabili quando si può essere tra coloro che vi partecipano?
È questo il vero interrogativo lasciato sul tavolo dal post del Partito Democratico di Pietrasanta. E, soprattutto, è una domanda alla quale i balneari hanno diritto di ricevere una risposta.