Una norma consente di allungare le concessioni di distribuzione elettrica fino al 2045, mentre ai balneari si continua a ripetere che qualsiasi proroga è vietata da Bruxelles.
Con la legge di bilancio e i successivi decreti attuativi, il Governo ha aperto alla rimodulazione delle concessioni di distribuzione elettrica per un massimo di 20 anni, subordinando l’estensione alla presentazione di piani straordinari di investimento da parte degli attuali concessionari. Un successivo intervento ha esteso questo schema anche alle Province autonome di Trento e Bolzano, in attuazione dello Statuto speciale, permettendo di allungare nel tempo le concessioni in essere sulle reti locali. Associazioni di categoria e parte del mondo sindacale hanno salutato la misura come garanzia di stabilità per il sistema, mentre studiosi di regolazione ne hanno evidenziato il rischio di blindare posizioni dominanti a spese della concorrenza e, alla lunga, dei consumatori.
Sul fronte delle concessioni demaniali marittime, la Corte di giustizia UE già con la sentenza Promoimpresa del 2016 ha stabilito che le proroghe automatiche e generalizzate sono incompatibili con l’articolo 12 della direttiva servizi, imponendo gare trasparenti in presenza di risorse scarse. L’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha poi affermato che tutte le norme nazionali che dispongono proroghe ex lege delle concessioni balneari devono essere disapplicate come contrastanti con il diritto europeo, fissando la cessazione delle concessioni in essere e chiudendo la porta a ulteriori allungamenti. Una stratificata giurisprudenza costituzionale e amministrativa ha ribadito che il legislatore non può continuare a “trascinare” le concessioni balneari con rinvii seriali, perché ciò viola concorrenza, parità di trattamento e affidamento di potenziali nuovi entranti.
Il paradosso è evidente: quando si parla di stabilità degli investimenti sulle reti elettriche, si invoca la necessità di proroghe pluridecennali, sostenendo che gli operatori devono avere orizzonti lunghi per pianificare interventi infrastrutturali. Quando invece il tema sono le concessioni demaniali marittime – pur anch’esse legate a investimenti, occupazione locale e programmazione turistica – le stesse istituzioni sostengono che ogni proroga, anche limitata e condizionata, sarebbe vietata in radice dal diritto europeo. Il messaggio che arriva agli operatori è chiaro: alcuni settori possono contare su una flessibilità normativa notevole, altri devono accettare una rigidità assoluta, anche a costo di creare incertezza sociale e contenzioso.
Nessuno mette in discussione il vincolo europeo sulle concessioni balneari così come interpretato dalla Corte di giustizia, ma resta da capire perché lo stesso livello di attenzione ai principi di concorrenza e di gara non venga preteso con pari forza per le reti elettriche, che sono infrastrutture essenziali e naturali serbatoi di rendita. Se per i balneari ogni proroga ex lege è “tamquam non esset”, non si vede perché l’estensione di lungo periodo di concessioni altrettanto redditizie possa essere considerata normale amministrazione, purché accompagnata da un piano di investimenti redatto dagli stessi soggetti beneficiari. Finché questo squilibrio resterà irrisolto, sarà difficile convincere l’opinione pubblica che le regole sulla concorrenza non sono un elastico da tirare a seconda del settore e del potere di lobby di chi ne beneficia.
Ora non resta che attendere la decisione della Corte di giustizia sul delicato intreccio tra piccole concessioni e criterio della scarsità. La Corte Costituzionale ha rinviato la questione dubitando che per le piccole derivazioni (con potenza nominale media annua inferiore o pari a 3.000 kW) si configuri una situazione di scarsità, a differenza delle grandi derivazioni, già regolate dal legislatore italiano. Richiamando la giurisprudenza della CGUE sulle concessioni balneari (ad esempio, le sentenze Promoimpresa e AGCM), la Corte sottolinea che gli Stati membri hanno un margine di discrezionalità per adottare criteri generali o caso per caso nella valutazione della scarsità. Vedremo se prevarrà la stessa inflessibilità mostrata sulle spiagge o se compariranno improvvisamente “raffinate” distinzioni tecniche tra scarsità balneare e scarsità idroelettrica, capaci di fare tutta la differenza del mondo. In gioco non c’è solo l’interpretazione di qualche norma, ma la credibilità di un sistema che pretende rigore assoluto per i concessionari deboli e, allo stesso tempo, sembra sempre pronto a trovare il cavillo giusto quando sul tavolo ci sono gli interessi dei grandi gestori elettrici.

la suprema corte di giustizia europea, in data 5.6.2025 ha stabilito con l’ordinanza G-464/2024 ( balneari rimini) ha stabilito che le concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative, NON rientrano nell’ambito di bisogna stare molto attenti applicazione della direttiva bolkestein,escludendole di fatto dall’obbligo di gara,in quanto risorsa scarsa,ma il cui ambito sufficiente per giustificare la l’applicazione della direttiva,risolvendo una lunga controversia. La mia opinione personale in merito è che bisogna stare attenti alla CLASSE POLITICA ITALIANA LA QUALE NON CREDO SIA MOLTO DISSIMILE DA QUELLA UKRAINA. EUROPA DOCET….
la suprema corte di giustizia europea, in data 5.6.2025 ha stabilito con l’ordinanza G-464/2024 ( balneari rimini) ha stabilito che le concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative, NON rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva bolkestein,escludendole di fatto dall’obbligo di gara,in quanto risorsa scarsa, ma il cui ambito NON è sufficiente per giustificare la l’applicazione della direttiva,risolvendo una lunga controversia. La mia opinione personale in merito è che bisogna stare attenti alla CLASSE POLITICA ITALIANA LA QUALE NON CREDO SIA MOLTO DISSIMILE DA QUELLA UKRAINA….!!! EUROPA DOCET….
Vorrei raccontare come E-distribuzione spalleggiata dalle istituzioni quà nel Maceratese fà letteralmente ció che gli pare mandando in rovina le famiglie che abitano nei pressi delle loro centrali. Siete V E R G O G N O S I!
https://www.corrierepl.it/2024/05/17/sua-maesta-enel-e-i-suoi-vassalli/
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