Il nuovo Piano demaniale marittimo di Vasto ridisegna completamente Vasto Marina: elimina le mega concessioni, impone lotti standardizzati, amplia le spiagge libere e mette in discussione la sopravvivenza dell’attuale modello di turismo balneare locale, già sotto pressione per Bolkestein, project financing e incertezza normativa.
Nuovo piano: fine dei lidi “storici” come li conosciamo
Il Piano prevede l’abolizione delle mega concessioni e l’introduzione di lotti uguali per tutti, con fronte mare di 40 metri per i lidi ordinari e 20–25 metri per quelli collegati alle strutture ricettive, cancellando di fatto l’attuale geografia dei grandi stabilimenti che hanno costruito l’immagine turistica di Vasto Marina negli ultimi decenni. Tutte le concessioni esistenti dovranno essere abbattute, ad eccezione di una sola struttura ritenuta “storica” dalla Soprintendenza (La Ciucculella), scelta che equivale a una rottura radicale con il patrimonio materiale e identitario del turismo balneare vastese.
Il disegno del litorale punta a stabilimenti trasversali alla battigia, allineati sud‑nord, con stessi materiali, stesse linee architettoniche, stesse misure di fronte mare, riducendo ogni spiaggia attrezzata a un modulo seriale indistinguibile dall’altro.
Questa “omologazione” urbanistica annulla la varietà di format, strutture, servizi e atmosfere che ha sempre caratterizzato Vasto Marina e che costituiva un elemento di attrattività rispetto ad altre località dell’Adriatico.
Il Piano rivendica l’aumento delle aree di spiaggia libera, obiettivo presentato come riequilibrio tra uso pubblico e privato, ma che in un territorio dove l’amministrazione stessa riconosce già percentuali elevate di spiagge libere rischia di comprimere ulteriormente la base economica delle imprese balneari. Ridurre superficie utile, profondità e capacità insediativa dei lidi significa meno ombrelloni, meno personale stagionale, meno indotto per bar, ristoranti, fornitori locali e meno gettito per l’economia turistica complessiva di Vasto.
L’addio alle recinzioni e l’introduzione di corridoi di libero accesso alla battigia vengono presentati come conquista di civiltà, ma cancellano strumenti con cui per anni gli operatori hanno gestito sicurezza, controlli, orari e protezione delle strutture.
Un sistema balneare più “aperto” sulla carta potrebbe tradursi in maggiori costi di vigilanza privata, aumento di danneggiamenti, difficoltà di gestione notturna e ulteriore erosione dei margini di redditività degli stabilimenti.
Il Piano introduce e rafforza una pluralità di destinazioni (diporto nautico, rimessaggio imbarcazioni, sport acquatici, aree per animali d’affezione, una maxi‑concessione per persone con mobilità ridotta, spazi per la piccola pesca con vendita diretta), con evidente frammentazione del fronte mare. Questo mosaico di micro‑funzioni rischia di sottrarre continuità alle spiagge attrezzate tradizionali, spezzando i flussi turistici e indebolendo il modello del “villaggio balneare” integrato che ha storicamente reso Vasto Marina attrattiva per famiglie, giovani e turismo di prossimità.
Parallelamente, i balneatori – riuniti nel consorzio Lidi vastesi – si sono detti disponibili a finanziare, tramite project financing, prima il rifacimento del lungomare e poi il risanamento di Fosso Marino, in cambio del rinnovo delle concessioni, per un importo complessivo indicato in circa 2,6 milioni di euro. Questo schema, di fatto, trasforma la sopravvivenza delle imprese balneari in merce di scambio per coprire carenze e ritardi strutturali della pubblica amministrazione su infrastrutture ambientali essenziali, scaricando ulteriori costi e rischi sulle aziende già colpite da incertezza normativa e investimenti pluriennali.
Entro il 30 settembre 2027 il Comune è obbligato a indire gare ad evidenza pubblica per l’assegnazione delle concessioni, in applicazione della direttiva servizi e del quadro europeo che ha più volte bocciato i tentativi di proroga nazionale.
L’assessore Della Gatta rivendica l’allineamento a norme comunitarie, nazionali e regionali, ma denuncia esplicitamente l’assenza di una pianificazione regionale e l’uso di proroghe incostituzionali, ammettendo così che i concessionari esistenti vengono lasciati senza certezze, senza ristori e senza una reale tutela per gli investimenti effettuati.
Mentre la retorica amministrativa parla di “Vasto Marina moderna, vivibile tutto l’anno, con servizi efficienti”, la combinazione di abbattimento degli stabilimenti esistenti, standardizzazione dei nuovi lotti, maggiori oneri (ambientali, progettuali, finanziari) e gare dall’esito incerto rischia di produrre il contrario: desertificazione imprenditoriale e turismo balneare stagionale ancora più debole. Operatori storici, già colpiti da erosione costiera, costi energetici, inflazione e normative sanitarie, si trovano di fronte a un bivio: investire milioni senza garanzia di continuità o abbandonare, con il rischio che a subentrare siano soggetti finanziari forti ma lontani dal territorio, con logiche mordi‑e‑fuggi.
La riqualificazione del lungomare, il sistema retrodunale, il prolungamento della pista ciclabile fino alla Via Verde e la trasformazione della passeggiata in area pedonale attrezzata vengono raccontati come grande operazione di marketing territoriale. Senza un tessuto solido di imprese balneari radicate, però, il rischio concreto è quello di un waterfront “da cartolina”, curato nell’estetica ma svuotato di quella rete di servizi, iniziative, relazioni umane e occupazione locale che fa la differenza tra una località viva e un semplice scenario balneare di passaggio.
Tra abbattimento generalizzato degli stabilimenti, riduzione delle superfici utili, frammentazione degli usi, project financing legati alla sopravvivenza delle concessioni e gare imposte entro il 2027 in un quadro normativo incerto, il nuovo corso rischia di demolire in pochi anni ciò che decenni di lavoro di famiglie di balneari hanno costruito.
Se non verranno introdotte reali garanzie di continuità per gli operatori, meccanismi di ristoro e una pianificazione che tenga assieme impresa, ambiente e coesione sociale, Vasto Marina potrebbe diventare il laboratorio di una “modernizzazione” che, dietro la facciata ecocompatibile, segna la distruzione del turismo balneare come lo conosciamo.
