La vicenda di Spotorno si inserisce nel complesso scenario applicativo della Direttiva Bolkestein (2006/123/CE) alle concessioni demaniali marittime italiane. La questione è stata caratterizzata da un lungo contenzioso tra Italia e Unione Europea sulla necessità di liberalizzare il settore attraverso gare pubbliche, abbandonando il sistema di proroghe automatiche che ha caratterizzato per decenni il modello italiano.
Il recente decreto-legge 131/2024 ha introdotto una proroga delle concessioni esistenti fino al 30 settembre 2027, imponendo l’avvio delle gare pubbliche entro il 30 giugno 2027. In questo quadro transitorio, i Comuni costieri sono chiamati a predisporre i Piani di Utilizzo del Demanio (PUD) comunali, strumenti di pianificazione che regolano le modalità di utilizzo della fascia costiera demaniale e del litorale marino.
La normativa regionale ligure richiede che almeno il 40% delle spiagge sia destinato a spiaggia libera, con possibilità di prevedere sia spiagge libere attrezzate che spiagge libere con spazi commerciali di ristoro. Tuttavia, la situazione è critica per molte amministrazioni locali che, a causa dell’assenza di linee guida nazionali uniformi, procedono con interpretazioni diverse creando disomogeneità territoriali.
Il sindaco di Spotorno, Mattia Fiorini, ha difeso il nuovo Piano di Utilizzo Demaniale comunale respingendo le accuse di “esproprio” mosse dai concessionari: “Le spiagge sono un bene pubblico sottoposto a leggi europee, statali e regionali che travalicano la volontà dell’Amministrazione; quindi parlare di esproprio significa sentirsi padroni di un bene che invece è di tutti”. Il primo cittadino ha chiarito che “oggi e per tutto il 2026, 40 imprese gestiscono in concessione questo bene pubblico, domani saranno sempre 40 con diversa caratterizzazione ma scelte però attraverso gare pubbliche che premieranno la capacità imprenditoriale, l’occupazione e la qualità dell’offerta turistica”.
Fiorini ha sottolineato che il piano prevede la tutela dell’occupazione esistente, garantendo “la riassunzione del personale già presente”, e ha annunciato un ampio percorso di condivisione pubblica: “La prima presentazione della bozza è stata fatta alla Associazione Balneari, ma ne seguiranno altre per le altre associazioni fino alla Assemblea Generale di tutti i cittadini e sui mezzi social, per raccogliere e condividere impressioni, suggerimenti e innovazione”. Il processo dovrebbe concludersi nell’arco di due mesi con due Consigli Comunali prima della presentazione finale in Regione per l’approvazione definitiva.
Il nuovo modello di gestione delle spiagge libere, in conformità con la normativa regionale che prevede un minimo del 40% di spiagge libere, contempla due tipologie: le spiagge libere attrezzate, assimilabili a uno stabilimento tradizionale, e le spiagge libere che prevedono uno spazio commerciale di ristoro molto ampio (fino a 300 mq) con l’obbligo di fornire servizi gratuiti necessari a un alto livello qualitativo. Secondo il sindaco, “questa soluzione agevolerà anche l’imprenditoria giovanile”.
Il consigliere regionale Angelo Vaccarezza, dopo un incontro tenutosi questa mattina con i concessionari balneari di Spotorno alla presenza anche della consigliera Sara Foscolo, ha espresso dure critiche al piano comunale. Vaccarezza ha denunciato l’opacità del processo: “I dettagli sono noti solo a pochi privilegiati. Se confermato, questo piano comprometterebbe seriamente l’immagine di Spotorno e del suo turismo di qualità, che rappresenta da sempre il motore della sua economia”.
I punti critici evidenziati dal consigliere regionale sono molteplici: la sostituzione delle attuali spiagge attrezzate con “una distesa di spiagge libere senza servizi” porterebbe “inevitabilmente problemi di igiene, ordine pubblico e sicurezza”; senza i servizi garantiti dai concessionari verrebbe meno “il supporto fondamentale per le persone con disabilità, rendendo il nostro mare meno inclusivo”; risulta “inaccettabile veder cancellate aziende storiche e imprenditori che già vivono l’incertezza della direttiva Bolkestein”.
Vaccarezza ha inoltre evidenziato le ricadute economiche sull’intero territorio: “Il depauperamento dell’offerta turistica colpirebbe immediatamente il commercio, la ristorazione, il settore alberghiero e quello immobiliare, svalutando il patrimonio di tutti i cittadini”. Il consigliere regionale ha poi contestato l’affermazione secondo cui il piano seguirebbe le linee guida regionali: “Dire che il Piano segue pedissequamente le linee guida della Regione è quanto di più falso ci possa essere, infatti Spotorno è l’unico Comune ligure che ha operato in questo modo, facendo, se non dovesse tornare sui suoi passi, un danno incalcolabile all’immagine dell’intero Ponente”.
Lo scontro evidenzia la difficoltà di bilanciare le esigenze di apertura alla concorrenza imposte dalla normativa europea con la tutela del tessuto imprenditoriale locale e della qualità dell’offerta turistica consolidata, in un contesto di incertezza normativa e temporale che caratterizza l’intero settore balneare nazionale.
Lo scenario che si delinea per il 2026 e il 2027 non appare roseo, non solo per Spotorno ma per l’intero sistema balneare ligure e nazionale. L’incertezza normativa e la frammentazione delle procedure tra i diversi Comuni rischiano di creare un quadro disomogeneo e potenzialmente instabile.
L’aumento delle porzioni di spiaggia libera, se da un lato garantisce una maggiore accessibilità pubblica alla risorsa mare, dall’altro pone serie incognite sulla sostenibilità economica per gli Enti locali. I Comuni, già spesso alle prese con bilanci risicati, dovranno farsi carico direttamente dei costi di pulizia, manutenzione e, soprattutto, del servizio di salvataggio. Se i fondi regionali (come i 2,8 milioni stanziati dalla Liguria per il 2025) possono offrire un parziale respiro, il rischio è che senza gli introiti e i servizi garantiti dai concessionari privati, la qualità e la sicurezza del litorale possano subire una flessione.
Sul fronte della sicurezza, le statistiche parlano chiaro: le spiagge libere, prive dell’obbligo di sorveglianza costante imposto ai concessionari (un bagnino ogni 80 metri), registrano storicamente un tasso di incidenti e decessi superiore rispetto agli stabilimenti gestiti. La riduzione delle aree presidiate da professionisti del salvamento potrebbe quindi tradursi in un oggettivo abbassamento dei livelli di sicurezza per i bagnanti.
Infine, anche per le casse dello Stato, la rivoluzione in atto potrebbe avere un effetto paradosso. La riduzione delle superfici in concessione comporterebbe una contrazione dei canoni demaniali incassati dall’Erario e una potenziale perdita di gettito fiscale derivante dall’indotto delle imprese balneari, molte delle quali rischiano di chiudere o ridimensionarsi drasticamente. Il risultato finale potrebbe essere un “gioco a somma negativa”: meno servizi per i turisti, maggiori oneri per i Comuni e minori entrate per lo Stato.