Triplicare le spiagge libere attrezzate e garantire a prezzi contenuti docce, salvataggio, pulizia e chioschi. È questo il progetto annunciato dal sindaco Mattia Fiorini, che intende avviarlo in concomitanza con i bandi sulle concessioni demaniali previsti nel 2026 dalla direttiva Bolkestein.
Il progetto, che parte del PUD (piano di utilizzo del demanio) a cui sta lavorando il Comune di Spotorno, ha un duplice obiettivo: da un lato offrire un’alternativa agli stabilimenti privati per rispondere al tema del caro ombrellone, dall’altro creare nuove opportunità per i giovani imprenditori, soprattutto nella fascia 40-45 anni, che con l’apertura dei bandi avranno maggiori possibilità di entrare nel mercato balneare, fino a oggi sostanzialmente chiuso in mano agli operatori storici.
Il nodo del caro ombrellone
Negli ultimi anni i prezzi di lettini e ombrelloni hanno acceso polemiche in tutta Italia, con punte oltre i 50-60 euro al giorno. Le nuove spiagge libere attrezzate di Spotorno saranno pensate come formula “ibrida”: servizi essenziali ma tariffe calmierate, per garantire accesso a famiglie e turisti che non possono permettersi le cifre degli stabilimenti tradizionali.
Le ricadute per i balneari
L’espansione delle spiagge libere attrezzate, unita all’avvio dei bandi, non potrà non avere effetti sugli equilibri del settore. I gestori privati temono che il modello calmierato rappresenti una concorrenza difficile da reggere, mentre l’apertura del mercato rischia di mettere in discussione concessioni familiari attive da decenni.
Al tempo stesso, però, la prospettiva dei bandi Bolkestein viene vista come un’occasione per una nuova generazione di imprenditori – in particolare i quarantenni – che potranno finalmente misurarsi sul campo con progetti innovativi e con formule di gestione più flessibili.
Un modello locale con respiro nazionale
Il tempismo scelto da Spotorno non è casuale: far partire l’iniziativa nel 2026 significa inserirla in un passaggio chiave per il futuro delle spiagge italiane. Con i bandi Bolkestein, il settore balneare entrerà in una fase inedita di concorrenza.
In questo quadro, l’esperimento ligure diventa un laboratorio politico ed economico: più accessibilità al mare, tariffe calmierate, ma anche nuovi spazi per giovani e quarantenni che vogliono investire nel turismo balneare. Una sfida che, se funzionerà, potrebbe diventare un modello replicabile su scala nazionale.