on un voto deciso e dopo una seduta di consiglio tesa, il Comune di Spotorno ha approvato la bozza del nuovo Piano di Utilizzazione del Demanio (PUD) che rivoluziona l’organizzazione dell’arenile cittadino. La maggioranza guidata dal sindaco Mattia Fiorini ha confermato l’intenzione di portare la quota di spiagge libere e libere attrezzate al 40 % dell’intera costa, in linea con le indicazioni della legge regionale ligure.
Dal 10 % al 40 %: cosa cambia lungo il litorale
Attualmente circa il 76 % delle spiagge di Spotorno sono gestite da stabilimenti balneari privati, corrispondenti a 34 concessioni storiche. Con il nuovo piano questo numero sarà drasticamente ridotto, portando gli stabilimenti a circa 25 concessioni, mentre la percentuale di arenile destinato a spiagge libere e libere attrezzate salirà oltre il 40 %.
Questa riorganizzazione non è semplicemente simbolica: implica una trasformazione profonda di spazi, funzioni e ruoli lungo la costa, con l’obiettivo dichiarato dall’amministrazione di garantire l’accesso al mare per tutti i cittadini e al tempo stesso valorizzare nuove forme di servizio turistico.
Il voto in consiglio: la maggioranza tira dritto
La seduta consiliare che ha portato all’adozione della bozza è stata caratterizzata da tensioni politiche. L’assessore al Turismo ha scelto di non votare, mentre i consiglieri della minoranza sono usciti dall’aula in segno di contrarietà rispetto alla decisione della maggioranza.
Durante la discussione, secondo quanto riportato dal quotidiano locale, sono emersi contrasti anche all’interno della stessa maggioranza sul metodo di confronto con categorie economiche e operatori balneari, ma il sindaco Fiorini ha ribadito che non è prevista alcuna marcia indietro e che la proposta — dopo una fase di osservazioni pubbliche di 30 giorni — sarà inviata alla Regione per il nulla osta.
Le ragioni del Comune: adeguarsi alla legge regionale e una nuova visione di turismo
Secondo l’amministrazione comunale, Spotorno era tra i comuni liguri con la minore percentuale di spiagge libere (circa il 3,5 %, o il 10 % includendo le libere attrezzate). Portare questa quota al 40 % non è quindi una scelta ideologica, ma un adempimento alla normativa vigente, che richiede alle amministrazioni di garantire una parte significativa di arenile di libero accesso.
In più, il sindaco ha sostenuto che il piano può essere un motore di innovazione turistico-economica, consentendo opportunità di investimento sia per imprese che per amministrazione, con servizi di qualità diffusi su tutta la costa, senza penalizzare in modo irreversibile l’attività delle imprese storiche.
Articolazioni come le spiagge libere attrezzate, che affiancano spazi non a pagamento con servizi disponibili ma non esclusivi, sono presentate come un modello di equilibrio tra pubblico e privato.
Le proteste dei balneari e della minoranza
La reazione alla riforma è stata immediata e determinata. Le associazioni e gli operatori balneari hanno organizzato assemblee e proteste pubbliche, alcune molto partecipate e persino con cori e accuse dirette al sindaco durante gli incontri pubblici.
Secondo i balneari, la drastica riduzione delle concessioni rischia di compromettere la stabilità economica di molte imprese familiari, oltre a creare incertezze occupazionali per stagionali e dipendenti. Alcuni gruppi hanno promosso petizioni e raccolte di firme (oltre 2.500), spesso sostenute anche da esponenti del centrodestra e di altre forze politiche contrarie alla riforma.
Una parte dell’opposizione ha bollato il piano come una scelta che “mette il paese alla berlina” e indebolisce l’identità storica di Spotorno come destinazione balneare consolidata.
Un dibattito nazionale e un possibile precedente
Il caso di Spotorno ha rapidamente assunto dimensioni oltre il contesto comunale: è stato oggetto di analisi da parte di testate nazionali e discussioni politiche online, con commenti che vedono nella scelta della giunta un possibile precedente replicabile in altre coste italiane alle prese con l’attuazione della direttiva Bolkestein e con l’obbligo di mettere a gara le concessioni demaniali marittime.
Sostenitori della riforma citano esperienze europee simili dove la quota di spiagge libere è garantita, e ritengono che modelli ibridi — con servizi diffusi su tutto l’arenile ma senza esclusive per i privati — possano essere una risposta moderna all’equilibrio tra diritto al mare e sostenibilità economica.
Il percorso ora: osservazioni pubbliche e iter burocratico
Con l’approvazione in consiglio, il PUD è ora aperto a osservazioni da parte di cittadini e portatori di interesse per 30 giorni; al termine di questo periodo il piano — eventualmente modificato in base ai rilievi — tornerà in discussione prima di essere trasmesso alla Regione Liguria per il nulla osta definitivo.
Questa fase sarà fondamentale: non solo perché potrebbe introdurre modifiche sostanziali, ma anche perché rappresenta l’ultimo passaggio formale prima che la riorganizzazione dell’arenile entri nel vivo con le nuove scadenze e future gare delle concessioni.
Una scelta strategica o divisiva?
Tra chi applaude l’idea di restituire spazi al pubblico e chi contesta la drastica riduzione delle concessioni, la questione delle spiagge a Spotorno resta aperta e destinata a definire un modello di fruizione del mare italiano. In un momento in cui il tema delle concessioni demaniali marittime è al centro di un dibattito nazionale e di implementazioni normative, la scelta di Spotorno potrebbe segnare un punto di svolta — oppure rimanere esempio di un conflitto tra regolamentazione, economia e identità locale.