Spotorno, la battaglia delle spiagge: petizione record contro la “rivoluzione” del litorale

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immagine dalla pagina facebbok bagni Lord Nelson

A Spotorno è esploso lo scontro sul nuovo piano spiagge del Comune, che prevede il taglio di nove stabilimenti balneari esistenti e la trasformazione di quei tratti di litorale in spiagge libere o libere attrezzate. In pochi giorni una petizione online ha superato quota 2.500 firme chiedendo al sindaco Mattia Fiorini di fermare la “rivoluzione del litorale” e di aprire un vero confronto con la cittadinanza.​

La raccolta firme “SOSTENIAMO il turismo di qualità a Spotorno”, lanciata su Change.org il 15 gennaio, è stata promossa da Ilaria Peluffo e si rivolge in particolare alle famiglie che da anni scelgono il paese per le vacanze. Nel testo si chiede al Comune di non ridurre gli spazi gestiti dai bagni marini, ritenuti fondamentali per garantire sicurezza, servizi e decoro sull’arenile. La petizione è disponibile a questo link​

Al centro della polemica c’è il nuovo Piano di utilizzo del demanio marittimo (PUD), presentato nei giorni scorsi dall’amministrazione Fiorini agli operatori balneari. La bozza prevede la cancellazione di nove concessioni su trentaquattro, con l’obiettivo di aumentare la quota di spiagge libere fino al 40 per cento, come indicato dalla normativa regionale ligure. Secondo il sindaco, il numero complessivo delle imprese sul demanio resterebbe sostanzialmente invariato ma con una diversa distribuzione tra stabilimenti tradizionali e nuove spiagge libere attrezzate.​​

Balneari e parte della comunità temono che, con meno stabilimenti e più spiagge libere, Spotorno perda il suo profilo di località di vacanza ordinata e “di qualità”, puntando su un affollamento difficile da gestire. Nel documento su Change.org si parla di rischio di peggioramento delle condizioni di sicurezza, di riduzione dei servizi alle famiglie e di possibili ripercussioni negative sul mercato immobiliare e sul valore turistico del marchio cittadino. Le associazioni dei bagni marini hanno già annunciato di essere pronte a valutare ricorsi contro il nuovo PUD, se il testo non verrà modificato.​

Il dibattito divide profondamente l’opinione pubblica: da un lato chi applaude al tentativo di ampliare l’accesso gratuito al mare, dall’altro chi vede nella scelta un danno per l’economia locale basata su un’offerta turistica strutturata. Sui social network e nelle chat dei residenti si alternano accuse di “esproprio” a richiami al carattere pubblico del demanio marittimo, con toni sempre più accesi. Il clima di tensione è alimentato anche dal fatto che, finora, la versione completa del piano non è stata resa pubblica, alimentando sospetti e richieste di trasparenza.​

Nelle prossime settimane il confronto entrerà nelle sedi istituzionali con un incontro del Tavolo del Turismo e, soprattutto, con l’assemblea pubblica fissata per mercoledì 28 gennaio alla Sala Palace di Spotorno, dove il Comune illustrerà nel dettaglio la sua proposta. Quello sarà un passaggio decisivo per capire se l’amministrazione sceglierà di modificare la linea, accogliendo parte delle osservazioni, o se porterà il PUD in Consiglio comunale così com’è per poi inviarlo alla Regione per l’approvazione definitiva. Nel frattempo, i promotori invitano cittadini, commercianti e turisti abituali a continuare a firmare la petizione online per “garantire un futuro prospero e sicuro al paese”.

Questo articolo ha 3 commenti

  1. Mariateresa baietto

    Buongiorno , dal 2000 frequento nel periodo estivo Spotorno e ritengo che la sicurezza e la qualità sia fondamentale per una localita’ turistica quindi ritengo inopportuni i cambiamenti proposti sul litorale .

  2. L

    le spiagge libere non sono per forza essere caos e sporcizia. si vedessero le spiagge urbane in Spagna, alle Canarie e in molti altri paesi europei. spiagge libere e attrezzata e controllate con servizio salvataggio, docce, bagni…possibilità di concessioni -in percentuali molto meno bulgare di oggi- e senza l’occupazione de facto privatizzante del bagnasciuga. questo è il diritto al bene comune. finché avremo paura di far rispettare i diritti di tutti e continueremo a privatizzare le cose per paura che siano gestite male o poco, e poi siamo i primi a non prendercene cura e non costruire una cultura del servizio collettivo, continueremo ad aumentare sempre di più la sproporzione tra chi si può permettere e chi non può di usufruire dei luoghi del nostro paese

  3. md

    Per una volta il sindaco è stato coraggioso. Un applauso a lui per ridare alla popolazione e ai turisti l utilizzo di una fetta (40%) di arenile attrezzato. Il 60 % di stabilimenti lo ritengo piu che sufficiente,

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