Schivo (Sib): “Dall’identità all’omologazione, l’allarme dei balneari alassini”

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Negli ultimi giorni il nome di Blue Beach / Blue Lion (food) è emerso con forza nel panorama ligure delle concessioni demaniali marittime. In particolare, la partecipazione ai bandi indetti dal Comune di Borghetto Santo Spirito ha acceso i riflettori su una realtà imprenditoriale strutturata, capace di competere su più territori e già risultata aggiudicataria di diverse procedure in Italia. La presenza di società organizzate e con format replicabili sta alimentando un dibattito acceso tra operatori storici e nuove realtà industriali del settore.

In un’intervista rilasciata oggi a Il Secolo XIX, Simone Cioni, amministratore delegato di Blue Beach, ha confermato l’interesse del gruppo milanese per le spiagge di Alassio, annunciando la partecipazione alle future gare della provincia di Savona. «Alassio ci fa gola», ha dichiarato con chiarezza. L’arrivo di operatori esterni sta scuotendo gli equilibri consolidati, generando preoccupazione tra i gestori storici: accanto a Blue Beach, molte altre realtà societarie si apprestano a entrare nel mercato degli stabilimenti balneari. Si tratta di una trasformazione radicale che minaccia di stravolgere un modello gestionale tramandato per generazioni, fondato sulle famiglie locali. L’introduzione della libera concorrenza potrebbe infatti alterare profondamente il panorama delle spiagge savonesi.

Sulla questione è intervenuto il presidente del SIB di Alassio:

Per Schivo “l’ingresso di finanziarie e società strutturate rischia di mettere in seria difficoltà le realtà familiari che per decenni hanno rappresentato l’anima delle nostre spiagge. Famiglie che il territorio lo vivono ogni giorno, che investono nel tessuto locale, che alimentano le attività del paese e mandano i figli nelle scuole di quartiere. Non è solo un tema di mercato, ma di equilibrio sociale ed economico. Il pericolo concreto – a detta del presidente dei balneari alassini – è lo stravolgimento di un modello fondato su relazioni personali, conoscenza profonda del territorio e fiducia costruita negli anni. Molti clienti, legati ai concessionari da un rapporto che va oltre la semplice vacanza, potrebbero scegliere altri lidi, impoverendo ulteriormente la comunità. L’idea che le spiagge finiscano nelle mani di soggetti lontani dal contesto locale alimenta il timore di una gestione più fredda e standardizzata, dove l’identità lascia spazio all’omologazione. E la sensazione diffusa è che questo non sia un cambiamento casuale, ma l’esito di un percorso che rischia di trasformare radicalmente il volto delle nostre coste. Per chi pensava di avere spiagge più economiche e libere, purtroppo si sveglierà tutto bagnato”.

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