“Vivo alcuni mesi a Fuerteventura, e visiono giornalmente il servizio, qui gli addetti al salvataggio indossano maglie della croce rossa e perciò presumo che siano pagati dal governo spagnolo/Canario. Poi aggiungo che qui il servizio è molto più pressapochista di quello fatto in Italia ed è fatto solo e ripeto SOLO nei punti di maggiore affluenza. In Italia c’è una postazione ogni 150 metri con tutte le attrezzature e torretta pagati solo ed esclusivamente dal titolare di concessione e non dal governo. Lo scorso anno ho pubblicato un video di una torretta vuota e del bagnino che beveva una birra in macchina con gli amici. In Italia questo non capita, Da noi un bagnino ha il giorno libero e di conseguenza un sostituto per quel giorno, inoltre ha giustamente un ora di pranzo e altro sostituto, lascio immaginare quali siano i costi a postazione., altro che Spagna. Se siamo tutti in Europa o si adeguano loro oppure dobbiamo regredire noi.”
Questo intervento è tratto dai commenti all’articolo sul caso Arona (Tenerife), dove un appalto pubblico spagnolo per il salvataggio costa 1,4 milioni di euro all’anno per 1,5 km di spiagge, interamente finanziato dal comune, mentre in Italia i concessionari assicurano turni giornalieri con postazioni attrezzate almeno ogni 80 metri, dotate di torrette, defibrillatori e presidio continuo, con sostituzioni per ferie e pause pranzo, generando costi molto elevati spesso ignorati nei dibattiti focalizzati solo sui canoni demaniali, che risultano comunque superiori pro capite rispetto a quelli spagnoli.
Nonostante l’eccellenza del servizio di salvataggio italiano, il D.M. 29 maggio 2024, n. 85, sta creando gravi problemi nel reclutamento di bagnini, imponendo la maggiore età (18 anni) per l’esercizio dell’attività dal 1° luglio 2024 (prorogate fino a settembre 2025) , escludendo minorenni addestrati che costituivano il 30-40% del ricambio stagionale al centro-nord. Questo requisito, unito al passaggio forzato dalle società preesistenti alla Federazione Italiana Nuoto (FIN) per corsi e rinnovi, ha causato sospensioni prolungate di formazione, poche iscrizioni ai corsi e carenza cronica di personale, con stalli operativi denunciati da FISA, ANAB e concessionari.
Molti cittadini italiani idealizzano la Spagna come modello virtuoso per l’ampiezza delle spiagge libere rispetto agli stabilimenti attrezzati, dove la “Ley de Costas” limita concessioni estese, lasciando fino all’80-90% di arenili pubblici gratuiti contro il 43-50% italiano occupato da lidi privati. Tuttavia, questo paragone ignora i costi altissimi del servizio di salvataggio: in Spagna a carico esclusivo della collettività tramite appalti comunali multimilionari, mentre in Italia sostenuto integralmente dai concessionari. Senza considerare tali oneri invisibili, si rischia di sminuire l’eccellenza italiana penalizzata da normative UE asimmetriche anche riguardano anche la legislazione nazionale.
In Spagna il Tribunal Supremo ha confermato proroghe fino a 75 anni per concessioni storiche. In Italia, per contro, la Plenaria del Consiglio di Stat, con le sentenze n. 17 e 18 del 9 novembre 2021, ha stabilito la cessazione automatica (seppur modificata) al 31 dicembre 2023 di tutte le concessioni balneari demaniali marittime per finalità turistico-ricreative, disapplicando le proroghe nazionali (L. 145/2018) per violazione della Direttiva Bolkestein (2006/123/CE) e artt. 49 TFUE. Emerge già in partenza la disparità con la direttiva Bolkestein (2006/123/CE)in quanto la Spagna evita infrazioni grazie a regimi transitori nazionali, mentre l’Italia ne patisce dal 2009. La procedura UE contro Madrid (aperta febbraio 2023, parere motivato dicembre 2024) resta ferma senza aggiornamenti, contrariamente ai richiami continui a Roma, evidenziando applicazioni selettive della normativa comunitaria sui servizi di spiaggia.
