Per tutta l’estate si è ripetuta ossessivamente la stessa scena: servizi televisivi, titoli allarmistici, post virali sugli stabilimenti balneari vuoti, sulle spiagge deserte e su una presunta “fuga dei turisti” causata – guarda caso – dai prezzi troppo alti dei balneari, dipinti come i soliti cattivi della storia. Una narrazione semplice, comoda, ideologica. Peccato che oggi venga smentita dai dati ufficiali.
Il post diffuso dalla Città di Riccione certifica una realtà molto diversa. Nei primi dieci mesi del 2025 la Perla Verde ha superato 3,4 milioni di presenze, con un +2,43% rispetto all’anno precedente. Gli arrivi sono cresciuti del +5,58%, superando le 870 mila unità. Altro che crollo.
E soprattutto: il cuore dell’estate ha tenuto. Giugno cresce del +5%, luglio e agosto risultano stabili, settembre addirittura vola con un +5% sia negli arrivi che nelle presenze. Se davvero i prezzi avessero “svuotato le spiagge”, questi numeri semplicemente non esisterebbero.
La vera notizia, che durante l’estate non faceva comodo raccontare, è un’altra: la domanda turistica non è affatto sparita, anzi si è qualificata e internazionalizzata. I turisti stranieri aumentano dell’8,16% nelle presenze, con exploit dal Regno Unito (+10,38%), Austria (+9,60%), Francia (+8,93%), Germania e Paesi Bassi in crescita costante. Difficile sostenere che milioni di pernottamenti siano il frutto di spiagge vuote e lettini inutilizzati.
E allora viene spontanea una domanda: perché quella polemica martellante sugli stabilimenti balneari?
La risposta è fin troppo evidente. Ancora una volta si è scelto di costruire un capro espiatorio, funzionale a una battaglia ideologica più ampia: far apparire i concessionari balneari come avidi, anacronistici, responsabili di ogni stortura del turismo italiano. Una rappresentazione caricaturale, utile a giustificare interventi politici e regolatori già decisi altrove.
Le immagini selezionate ad arte di qualche spiaggia semi-vuota in giornate feriali o con il meteo incerto sono diventate la “prova” di un disastro che i dati reali smentiscono senza appello. Perché il turismo si misura con i numeri complessivi, non con le suggestioni televisive.
Riccione, invece, racconta un’altra storia: stagione solida, tenuta estiva, crescita internazionale e allungamento del calendario turistico. Una città che funziona, anche grazie a un sistema balneare che continua a essere uno dei pilastri dell’offerta, non il problema.
Forse è arrivato il momento di dirlo chiaramente: la favola degli “ombrelloni vuoti per colpa dei prezzi” non era un’analisi economica, ma una narrazione costruita. E come spesso accade, quando arrivano i dati ufficiali, le bugie estive restano senza ombrellone sotto cui ripararsi.