L’associazione denuncia l’assenza di confronto con il Comune, il rischio di spiagge “solo per ricchi”, tagli alla sicurezza e un piano basato su linee guida già superate.
Per i balneari di Olbia quella odierna è una data destinata a segnare uno spartiacque: con l’approvazione del nuovo Piano di Utilizzo dei Litorali, secondo ITB Italia viene di fatto cancellato circa il 60% delle microaziende a conduzione familiare che operano sul demanio marittimo del Comune, realtà considerate finora un modello virtuoso anche a livello nazionale, con oltre 450 addetti fra bagnini, baristi, camerieri e assistenti di spiaggia che rischiano di restare senza ricollocazione nelle stesse imprese dove hanno lavorato per anni. L’associazione sottolinea come le scelte contenute nel PUL siano maturate “in solitudine”, senza alcuna reale interlocuzione con la categoria nonostante l’invio, da oltre un anno e mezzo, di tre PEC all’Assessorato competente e a fronte di un piano che comporterà, complessivamente, un esborso di circa 100 milioni di euro per la comunità olbiese, compresi gli operatori balneari.
Secondo Francesco Gambella, segretario regionale di Itb Italia, la nuova configurazione degli spazi destinati ai servizi renderà tali aree di altissimo valore economico, con il rischio concreto di trasformare il turismo balneare in un prodotto riservato a fasce di reddito elevate e di rendere “un ricordo” i prezzi attualmente praticati. L’associazione paventa inoltre scenari di forte pressione antropica sulle aree libere, dove l’assenza dei limiti tipici delle concessioni potrebbe indurre l’Amministrazione a introdurre un sistema di accessi contingentati, con prenotazioni tramite app e costi aggiuntivi di sosta: per una famiglia di quattro persone, ipotizza ITB, una semplice giornata al mare potrebbe tradursi in almeno 35 euro di parcheggio, sempre che riesca a rientrare nel numero chiuso giornaliero.
Un ulteriore fronte di critica riguarda la sicurezza in mare: i fondi stanziati per alcune postazioni di salvataggio sulle spiagge di Olbia sarebbero sufficienti, prosegue Gambella, a coprire appena un mese di servizio, con il risultato che in diversi tratti si prevede la semplice installazione di cartellonistica in luogo della presenza del bagnino. L’associazione imputa alla lettura non puntuale dell’ordinanza di sicurezza balneare della Capitaneria di porto anche il posizionamento non ottimale delle poche postazioni di salvataggio previste dal PUL, con il rischio di incidere negativamente sulla tutela dei bagnanti.
Gambella denuncia inoltre che gli attuali concessionari, “cancellati con un colpo di penna”, potrebbero essere esclusi da eventuali futuri bandi di gara per come è oggi disegnato il litorale, scenario che, a suo avviso, finirebbe per favorire grandi gruppi economici a scapito delle piccole imprese locali, in un contesto già segnato da una pesantissima crisi economica a livello nazionale ed europeo. L’associazione contesta anche la scelta di approvare un PUL fondato su linee guida regionali considerate già datate e destinate a essere riviste, come previsto da una delibera della Regione Sardegna di fine 2024, ricordando che altri Comuni, fra cui Arzachena, hanno preferito attendere i nuovi indirizzi prima di intervenire con varianti sui rispettivi piani.
Alla luce di queste criticità, Gambella annuncia l’intenzione di rivolgersi alla Regione Sardegna, con cui rivendica un rapporto di dialogo e collaborazione, per sottoporre tutte le proprie perplessità sui presunti errori del PUL di Olbia e avanzare proposte operative per la stesura delle nuove linee guida dei futuri piani di utilizzo dei litorali. Nell’ottica dell’associazione, un diverso impianto programmatorio potrebbe consentire di coniugare la tutela dell’interesse pubblico e delle casse comunali con la salvaguardia del tessuto imprenditoriale locale e del diritto di accesso al mare per tutte le fasce sociali.