Gli emendamenti 16.35 e 16.36, così come formulati, sollevano una questione che merita attenzione: il possibile effetto di creare una differenza di trattamento tra concessioni demaniali marittime legate a strutture ricettive e concessioni gestite da micro-imprese balneari, spesso a carattere familiare. In un settore già attraversato da incertezza normativa, introdurre criteri che proteggono alcuni operatori e ne espongono altri a maggiore instabilità rischia di aumentare tensioni e contenzioso.
Il punto centrale è la logica dell’esenzione dalle gare, prevista solo per le concessioni “asservite” agli hotel (o comunque a strutture ricettive), motivata dall’attesa di chiarimenti a livello europeo anche alla luce di procedure d’infrazione che riguardano altri Paesi, come Grecia e Spagna. Il richiamo al contesto europeo può essere comprensibile sul piano prudenziale, ma diventa problematico se la prudenza si traduce in una copertura normativa limitata a una sola parte del comparto turistico.
In concreto, il rischio è di consolidare due percorsi regolatori differenti: da un lato le strutture ricettive che beneficiano di una cornice più protettiva in attesa di sviluppi; dall’altro gli stabilimenti balneari indipendenti, che restano esposti a un quadro incerto e a procedure competitive potenzialmente più immediate. Anche senza entrare nel merito delle singole posizioni, una simile asimmetria appare difficile da giustificare se non viene accompagnata da criteri oggettivi, trasparenti e coerenti con i principi di parità di trattamento e ragionevolezza.
Se l’obiettivo è evitare soluzioni affrettate mentre si attendono chiarimenti europei, la scelta più lineare sarebbe applicare lo stesso approccio a tutte le tipologie di concessioni, o almeno motivare in modo puntuale perché una categoria meriti un regime diverso dall’altra. In mancanza di una spiegazione solida, l’emendamento rischia di essere percepito come una tutela selettiva che finisce per penalizzare soprattutto le realtà più piccole.
Una riforma credibile dovrebbe puntare a regole chiare e uguali per tutti, salvaguardando concorrenza e interesse pubblico senza scaricare l’incertezza su una sola componente del settore. In questo passaggio, la priorità dovrebbe essere garantire un quadro che non distingua tra “turismo forte” e “turismo debole”, ma che riconosca il valore economico e sociale di entrambe le filiere, ricettiva e balneare, evitando disparità difficilmente sostenibili sul piano giuridico e pratico.