La Bolkestein non è una riforma del sistema balneare italiano

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Photo by Walkerssk

Molti credono che la Direttiva Bolkestein rappresenti il cuore di una riforma del sistema balneare italiano. Basterebbe ricordare le parole di Fritz Bolkestein, qualche anno fa, a Roma, quando lui stesso dichiarò che la famigerata direttiva che portava il suo nome non era stata pensata per essere applicata al turismo balneare italiano, per chiarirlo; si chiama infatti Direttiva “Servizi” (quindi i servizi mensa, i servizi ferroviari, eccetera) mentre le concessioni demaniali riguardano le concessioni di beni.

La Direttiva Bolkestein prevede la sostituzione degli attuali concessionari, quasi sempre famiglie lavoratrici, con imprese di stampo capitalistico e finanziario: la sola idea di partecipare a un bando come fosse una gara di appalto, con tecnici, notai, scoperti bancari, architetti, ingegneri, business plan da approvare e poi far rispettare, con un impegno in partenza di qualche decina di migliaio di euro, fa capire la strada verso cui ci si vorrebbe dirigere.

La Direttiva Bolkestein e i maldestri e infruttuosi tentativi di applicarla in Italia a livello pratico fanno capire che non si tratta in alcun modo di una riforma del sistema balneare. Né di una riduzione del “cemento” in spiaggia, anzi: demolizioni e ricostruzioni saranno incentivate proprio dall’idea di trasformare costantemente la spiaggia come avviene per un appalto che riguarda una strada, un palazzo, un ponte.

Di seguito allora alcune idee che potrebbero migliorare il settore senza penalizzare o espropriare gli attuali concessionari ma contemperando l’interesse pubblico.

  1. In caso di cessione della concessione demaniale, lo Stato (il Comune) può esercitare un diritto di prelazione per acquisire il bene. Se poi vuol mantenere la struttura (ad esempio per mantenere la sua storicità), se vuole gestirla per garantire servizi a prezzi calmierati (non dovendo conseguire un profitto) o se vuole abbatterla per realizzarvi una spiaggia libera, questo sarà un passaggio successivo. Il Comune può riappropriarsi della concessione demaniale pagando il valore di mercato della stessa, dietro perizia verificata, con diritto di prelazione ed eventualmente un prezzo ribassato rispetto a quello dei privati (ad esempio il 10% o 20% in meno) in quanto anche proprietario del bene spiaggia (ma non delle strutture in esso realizzate). Se il Comune non vuole esercitare il diritto di prelazione, il bene avrà il suo percorso nel mercato.
  2. Rendere pubbliche le cessioni della concessione demaniale. In questo modo la procedura sarà trasparente. Insomma, i “bandi” non possono far morire all’improvviso una impresa sana e in funzione, ma possono essere uno strumento per regolare il passaggio della concessione in maniera pubblica e trasparente. Il Comune però dovrà gestirli non con l’obbligo di fare una valutazione economica delle offerte, ma inserendo tutti gli elementi sociali, ambientali e culturali consentiti. Ad esempio usandolo come strumento per reinserire i disoccupati nel mondo del lavoro nel caso di riacquisto pubblico. L’uscente avrà comunque diritto al riconoscimento del valore aziendale, elemento cardine per consentire anche al successivo di investire, altrimenti l’intero settore andrebbe in rovina in un paio di decenni.
  3. Collegare la concessione demaniale a miglioramenti in ambito di gestione ambientale e sociale. Al momento le azioni di miglioramento sono realizzate volontariamente e incentivate dal pubblico attraverso i piani urbanistici comunali e regionali. Ma temi come il recupero delle acque e la riduzione dei consumi idrici, la concessione di un certo numero di ombrelloni ai portatori di handicap, la riduzione dei consumi energetici, sono tutti argomenti che potrebbero essere inseriti nei rinnovi delle concessioni demaniali in maniera graduale nel tempo, per favorire all’intero settore un rinnovamento sostenibile delle strutture e un innalzamento della qualità e diventare così ancora di più un elemento attrattivo anche per i mercati internazionali.

Altri potrebbero essere gli interventi per migliorare il settore. Quelli proposti ne sono alcuni che, senza punire coloro che hanno investito in forza di un contratto con lo Stato, al contempo consentono un eventuale graduale passaggio di pubblicizzazione per le Amministrazioni che hanno le risorse necessarie e che sono intenzionate ad attivare questo percorso senza strappi.

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