Il 40% di spiagge libere? Non è un obbligo UE: lo scrive Bruxelles rispondendo a un cittadino

Al momento stai visualizzando Il 40% di spiagge libere? Non è un obbligo UE: lo scrive Bruxelles rispondendo a un cittadino
"Alassio, Italy" by Stefan_- is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

Gli articoli pubblicati il 10 febbraio 2026 da IVG.it (“Concessioni balneari, M5S: rispettare il 40% di spiagge libere. Scajola: serve chiarezza normativa”) e da La Voce di Genova (“Concessioni balneari e annullamento del TAR: Giordano (M5S), il 40% di spiagge libere è un obbligo”) riportano il dibattito sulla quota di spiagge da destinare alla libera fruizione.

In Consiglio regionale, il consigliere M5S Stefano Giordano ha sollecitato la Regione a fornire indicazioni precise ai Comuni per applicare le sentenze del TAR Liguria, che hanno accolto i ricorsi dell’Antitrust contro le proroghe automatiche delle concessioni balneari a Sarzana, Laigueglia e Pietra Ligure, dichiarandole illegittime. Giordano ha sottolineato l’importanza di rispettare la soglia minima del 40% di spiagge libere prevista dalla normativa regionale, evidenziando che i tempi ristretti potrebbero complicare l’organizzazione della stagione balneare. L’assessore Marco Scajola ha replicato che la Regione sta supportando i Comuni attraverso l’approvazione di PUD anche se non raggiungono il 40%, la predisposizione di un vademecum per le gare e una circolare tecnica che include anche la spiaggia libera attrezzata. Giordano ha ribadito che il 40% è un obbligo di legge, citando Spotorno come esempio virtuoso di Comune che lo rispetta.

In questo acceso dibattito, una comunicazione formale della Commissione europea, datata 3 febbraio 2022, (in risposta ad una richiesta di mancata convocazione delle associazione ambientaliste) inviata a una cittadina, L.A., attivista di Co.Na:Mal, (a questo riguardo desideriamo precisare che in precedenza avevamo erroneamente indicato che la lettera della Commissione fosse indirizzata a Mare Libero. Ci scusiamo per l’errore involontario), chiarisce un punto decisivo, spesso omesso nel dibattito politico e mediatico.

Nel documento, Bruxelles afferma che, fatti salvi gli obblighi di tutela ambientale del demanio marittimo,
l’individuazione dei beni demaniali su cui possono esercitarsi attività soggette ad autorizzazione spetta ai singoli Stati membri
.
E precisa in modo inequivocabile che la Commissione europea non può imporre alle autorità italiane l’individuazione di una certa percentuale di spiagge da lasciare “libere.

Si tratta di un chiarimento particolarmente significativo perché si sgombera il campo da ipotesi secondo cui il “40%” (o altra percentuale) deriverebbe da obblighi comunitari o dalla direttiva Bolkestein.

La direttiva 2006/123/CE, infatti, disciplina esclusivamente le modalità di rilascio delle autorizzazioni mediante una selezione imparziale e trasparente solo IN PRESENZA DI SCARSITA’ DELLA RISORSA, ma non fissa né percentuali né quote di arenile libero. Ogni riferimento a soglie predeterminate discende, quindi, da scelte politiche nazionali o regionali, non da imposizioni dell’Unione europea.

I documenti ufficiali parlano chiaro: il 40% di spiagge libere (o qualsiasi altra percentuale) è una decisione politica tutta italiana, della quale è corretto assumersi la responsabilità.

Lascia un commento