Il presidente di +Europa, Matteo Hallissey, è tornato sotto i riflettori con la sua ennesima “incursione” estiva, questa volta ad Alassio. Armato di smartphone e di indignazione prêt-à-porter, l’attivista ha diffuso sui social l’ennesimo video-denuncia contro le concessioni balneari, accusando i gestori di aver ridotto le spiagge libere a strisce di sabbia impraticabili.
Il caso scelto? Una spiaggia libera attrezzata larga 4-5 metri, mostrata come simbolo di un Paese “ostaggio” dei balneari. Il copione è sempre lo stesso: misurazioni improvvisate, frasi a effetto, testimonianze raccolte al volo. Il risultato, come prevedibile, è stato un boom di visualizzazioni su TikTok e Instagram.
La realtà omessa
Quello che Hallissey però non mostra – e qui la sua narrazione si svela per ciò che è: propaganda selettiva – sono le ampie aree libere realmente esistenti ad Alassio. A levante del porto, nella zona Adelasia, e a ponente, accanto alla SLA 8 di Passeggiata Ciccione dove i cittadini e i turisti possono contare su spazi estesi e attrezzati, senza contare ke altre 7 sla sparse per il litorale alassino che portano la percentuale di spiaggia libera al 25%. Una realtà che stride con la sceneggiatura apocalittica proposta nei video: Hallissey preferisce inquadrare un lembo angusto di sabbia per urlare allo scandalo, ignorando volutamente le zone che smonterebbero il suo racconto.


Un attivismo da palcoscenico
Non è la prima volta che l’attivista ricorre a questi espedienti: la ricerca del caso limite diventa il grimaldello per alimentare indignazione e accumulare consensi digitali. Il problema è che, così facendo, l’immagine di Alassio – e più in generale del turismo balneare italiano – viene deformata.
Questi video, per la loro natura virale e semplificatoria, rischiano infatti di arrecare un serio danno d’immagine alla città, rappresentandola come un luogo privo di spiagge libere e soffocato dagli stabilimenti, quando la realtà è ben più articolata ed equilibrata.
La conseguenza è che Hallissey non appare più come il paladino della trasparenza, ma come un professionista della polemica, capace di manipolare le immagini per trasformare una spiaggia di pochi metri in un simbolo di “oppressione balneare”.
Una campagna che forse porta like, ma che finisce per apparire come l’ennesimo esercizio di visibilità personale. In poche parole: più che denuncia, spettacolo a spese della città.
Replica del sindaco a stretto giro di posta
A stretto giro dalla diffusione del video, il sindaco di Alassio Marco Melgrati ha replicato duramente, annunciando l’intenzione di procedere per vie legali. «Questo personaggio mente sapendo di mentire e infanga il nome di Alassio», ha dichiarato Melgrati, respingendo l’accusa che in città non vi siano spiagge libere. Il primo cittadino ha affermato che Alassio ha il 25% di spiagge libere — «una verso Laigueglia, una molto ampia verso il porto e una, bellissima e frequentata, dopo il porto» — e ha aggiunto che ci sono inoltre diverse SLA con una ripartizione di spazi liberi e attrezzati «a prezzi calmierati per residenti e turisti». Melgrati ha poi annunciato che sta «valutando una denuncia per diffamazione e falso» e ha spiegato che la porzione di spiaggia filmata da Hallissey «è un residuato» che l’amministrazione intende accorpare ad una vicina spiaggia libera organizzata, rendendola completamente gratuita.