Concessioni, il decreto in arrivo in Cdm: si accelerano i bandi restano fuori indennizzi e riforma dell’art. 49

Il decreto sulle concessioni demaniali marittime che il Governo porta oggi in Consiglio dei ministri segna un nuovo passaggio nella gestione della partita balneare, ma lo fa lasciando irrisolti i nodi più sensibili. Il testo, infatti, spinge sull’organizzazione delle procedure di gara, ma non contiene alcuna indicazione sugli indennizzi per i concessionari uscenti, né recepisce l’annunciata revisione dell’articolo 49 del Codice della navigazione.

Una lacuna tutt’altro che marginale. Nel provvedimento non compare alcuna norma che tuteli economicamente chi, per anni, ha investito legittimamente sul demanio marittimo, realizzando strutture, servizi, occupazione e garantendo anche la sicurezza della balneazione. La questione degli indennizzi viene, ancora una volta, rinviata a futuri interventi normativi, con una formula generica che alimenta incertezza e tensione nel settore.

Nel frattempo, però, si costruisce l’impalcatura dei bandi. Una scelta che rischia di produrre un evidente squilibrio: si avviano le gare senza aver prima chiarito cosa accade a chi le perderà.

La distanza tra annunci politici e contenuti normativi appare ancora più evidente se si ripensa a quanto dichiarato dal Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini nel corso dell’assemblea dei balneari al SUN di Rimini. In quell’occasione Salvini aveva riconosciuto apertamente che l’articolo 49 del Codice della navigazione, che prevede l’incameramento delle opere non amovibili allo Stato senza compenso alla scadenza della concessione, rappresenta uno dei principali ostacoli al riconoscimento degli indennizzi.

Il ministro aveva parlato della necessità di intervenire su quella norma, proprio per consentire una tutela economica ai concessionari uscenti e rendere il sistema delle gare compatibile con i principi di proporzionalità, affidamento legittimo e libertà di stabilimento. Dichiarazioni che avevano acceso aspettative precise nel settore.

Eppure, nel decreto che approda oggi in Consiglio dei ministri:

  • l’articolo 49 non viene toccato,
  • gli indennizzi non vengono disciplinati,
  • e le tutele annunciate restano fuori dal testo.

Di fatto, l’impegno politico espresso a Rimini non trova traduzione normativa.

In assenza di una disciplina sugli indennizzi, le procedure selettive rischiano di trasformarsi in un terreno fertile per il contenzioso e di esporre i piccoli concessionari a chi è più forte economicamente e strutturalmente. La partita delle concessioni balneari, dunque, resta aperta. Il decreto che arriva oggi in Consiglio dei ministri non la chiude, ma la rinvia, mostrando ancora una volta una frattura evidente tra ciò che viene annunciato pubblicamente e ciò che viene effettivamente scritto nelle norme.

Questo articolo ha 3 commenti

  1. Teo

    Burattini
    Una triste realtà tra Europa che ruba ai poveri per regalare ai ricchi.
    Politici buffoni fino al midollo
    Sindacati presi in giro da 20 anni che non sono stati capaci a organizzare una protesta seria ( vedi taxi e contadini)
    E concessionari derubati e immobili come pali.
    In barba a chi ha creduto in un modello turistico e sudato per trovarsi con un pugno di mosche. Che schifo.

  2. Pasquale

    Solo una parola vergogna….

  3. Aldo De Ascentiis

    Vannacci for ever

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