Concessioni balneari: basta narrazioni strumentali. Il lavoro si tutela con stabilità, non con bandi ideologici

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immagine dalla pagina facebbok bagni Lord Nelson

Ancora una volta CGIL e Filcams provano a trasformare il tema delle concessioni balneari in una battaglia ideologica, raccontando un settore che non esiste e ignorando deliberatamente la realtà dei fatti.

Gli stabilimenti balneari non sono un far west: sono tra le attività economiche più controllate in assoluto. Capitaneria di Porto, Ispettorato del Lavoro, ASL, INPS, INAIL e Comuni effettuano verifiche sistematiche ogni stagione su sicurezza, contratti, orari, igiene e rispetto delle concessioni. Parlare oggi di “promozione del lavoro di qualità” come se fosse una novità significa negare decenni di regole, controlli e responsabilità già in vigore.

Anche sul tema della continuità occupazionale si continua a fare disinformazione. Le tutele per i lavoratori sono già previste dalle leggi vigenti, a partire dalla legge n. 118/2022 e dalle clausole sociali applicabili in caso di subentro. Non c’è alcun vuoto normativo da colmare: c’è semmai la volontà di usare il lavoro come pretesto per giustificare bandi sempre più brevi e punitivi.

Il settore balneare italiano è stato per decenni un’eccellenza riconosciuta del turismo nazionale, proprio grazie alla stabilità delle concessioni che ha permesso investimenti continui, ammodernamento delle strutture e crescita occupazionale.
Questa dinamica virtuosa si è fermata con l’incertezza generata dalla direttiva Bolkestein e dalla minaccia di bandi di durata limitata, che hanno congelato investimenti e progettualità.

Ed è qui il punto che CGIL e Filcams evitano accuratamente: con concessioni di pochi anni non si crea lavoro di qualità, ma si produce il contrario. Nessun imprenditore serio investe risorse significative su orizzonti temporali così brevi. Il risultato sarà un’involuzione degli stabilimenti, strutture meno moderne, servizi peggiori e maggiore precarietà anche per i lavoratori.

Colpisce, infine, la strumentalità politica della dichiarazione sindacale, che si inserisce chiaramente nella diatriba tutta locale legata al caso di Spotorno, quando si punta il dito contro alcuni consiglieri regionali, accusati di incoerenza per aver sostenuto il progetto del rigassificatore davanti alle spiagge di Spotorno e Bergeggi e oggi dichiararsi difensori del comparto balneare.

Le organizzazioni sindacali unitariamente hanno già incontrato l’amministrazione comunale di Spotorno: si è trattato di un incontro positivo, che ha permesso di porre le basi per la definizione di un protocollo di intesa su tutte le questioni legate alla promozione del lavoro di qualità all’interno dei bandi per le concessioni demaniali

Una critica che può anche apparire legittima nel contesto politico locale, ma che non può diventare una foglia di fico per sostenere un’impostazione che rischia di danneggiare l’intero comparto. La tutela del lavoro e del territorio non si invoca a corrente alternata, né può essere usata come strumento di scontro politico all’interno di una singola vicenda comunale.

Chi vuole davvero difendere il lavoro deve avere il coraggio di dirlo chiaramente: senza stabilità delle concessioni non c’è investimento, senza investimento non c’è qualità, e senza qualità non c’è lavoro. Tutto il resto, a Spotorno come altrove, è propaganda.

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