Ciclone “Harry”, balneari siciliani in ginocchio: “Serve la proroga delle concessioni e una nuova mappa della costa”

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La Sicilia fa i conti con le devastanti conseguenze del ciclone “Harry”, l’evento atmosferico eccezionale che nei giorni scorsi ha colpito l’Isola con una violenza senza precedenti. Onde superiori ai 16 metri hanno flagellato in particolare la costa jonica e il Canale di Sicilia, cancellando interi tratti di litorale e causando danni gravissimi a numerose strutture balneari.

A lanciare l’allarme è l’Associazione Turistica Balneare Siciliana, che in una relazione inviata al Governo, alla Regione e ai principali ministeri competenti chiede interventi urgenti e strutturali per salvaguardare il comparto e, più in generale, il futuro del turismo balneare siciliano.

Secondo l’associazione, il ciclone Harry non rappresenta un episodio isolato, ma l’ennesima conferma di un cambiamento climatico ormai strutturale nel Mediterraneo, capace di ridisegnare in modo permanente la linea di costa dell’Isola. Un fenomeno che rende inattendibili gli attuali strumenti di pianificazione e mette a rischio centinaia di imprese.

«Intere strutture sono state spazzate via, altre risultano gravemente danneggiate – sottolineano i balneari – con ricadute dirette su lavoratori, famiglie e sull’intero indotto turistico». Un settore che, ricordano, non si limita alla sola attività stagionale, ma garantisce servizi essenziali tutto l’anno: dal salvataggio in mare al primo soccorso, dall’accessibilità per le persone con disabilità alla pulizia degli arenili, spesso supplendo alle carenze dei Comuni costieri.

Alla luce di questa situazione, l’Associazione avanza tre richieste precise: la proroga al 2033 delle concessioni demaniali marittime in essere, una revisione immediata della linea di costa siciliana e la sospensione dei Piani di Utilizzo del Demanio Marittimo (PUDM), giudicati oggi superati e non più aderenti alla realtà fisica del territorio.

Misure che, secondo i balneari, non costituirebbero un privilegio, ma uno strumento indispensabile per consentire alle imprese colpite di programmare la ricostruzione e continuare a investire. «Quando il mare erode la costa – scrivono – non porta via solo sabbia, ma dignità, reddito e futuro».

Un appello che si inserisce in un quadro economico già delicato: attorno alle aziende balneari ruota gran parte del turismo siciliano, che nel 2025 ha fatto registrare oltre 22 milioni di presenze. Senza certezze normative e senza un intervento straordinario, avvertono, il rischio è quello di compromettere un patrimonio economico, sociale e culturale dell’intera Regione.

«Non chiediamo privilegi, ma rispetto, ascolto e interventi concreti», conclude l’Associazione, ribadendo la disponibilità a un confronto con le istituzioni per individuare soluzioni efficaci e sostenibili. L’obiettivo dichiarato è uno solo: permettere alla Sicilia di tornare davvero “isola felice”, anche di fronte alle nuove sfide imposte dal clima che cambia.

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