Roma Capitale sta rivedendo il Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA) per Ostia, puntando a destinare il 65% della costa urbana a spiagge libere, superando il minimo regionale del 50% e integrando aree attrezzate con strutture leggere ecocompatibili. L’annuncio arriva dagli assessori Tobia Zevi (Patrimonio) e Maurizio Veloccia (Urbanistica), dopo incontri con sindacati come Sib-Confcommercio, Federbalneari e Confesercenti, incorporando osservazioni della Regione Lazio.
Il nuovo PUA abbandona i raggruppamenti estesi previsti dalla giunta Raggi, mantenendo concessioni individuali ma demolendo impianti irregolari o non strategici per creare 100 metri di spiaggia libera ogni 300 metri di stabilimenti. Tra i target: Anema e Core (già abbattuto), Marechiaro, Elmi, Tibidabo (di proprietà comunale), Mami (Rotonda Fontana Zodiaco), Hakuna Matata (ridimensionato), e abusivi come Peppino a Mare, La Spiaggia di Bettina, Mariposa, Bungalow. I vincitori dei bandi gestiranno le demolizioni, con oneri da definire.
Non è ancora prevista la demolizione del “lungomuro”, né regole precise per la manutenzione del parco, mentre resta sospesa la chiusura per abusi di altri lidi. L’obiettivo è legalità e accessibilità, con spiagge libere attrezzate per contrastare degrado e abusivismo.
Sindacati e concessionari manifestano preoccupazioni per le conseguenze economiche, denunciando un modello che privilegia l’ideologia rispetto alla domanda turistica e limita la ricettività a Ostia, senza offrire garanzie pluriennali per gli investimenti. Cittadini e opposizioni criticano le demolizioni di strutture come Aneme e Core, nonostante la “tolleranza zero” annunciata da Zevi e Gualtieri. Nel frattempo, la destagionalizzazione, estesa fino al 30 ottobre, punta a recuperare il tempo perso a causa dei ricorsi al TAR. Il PUA include ripascimenti regionali per 25 milioni, ma solleva dubbi sulla manutenzione e sulla precarietà dei lavoratori coinvolti.