Balneari liguri in Prefettura a Genova: “Bolkestein non si applica a tutte le concessioni”

Al momento stai visualizzando Balneari liguri in Prefettura a Genova: “Bolkestein non si applica a tutte le concessioni”

Balneari liguri in presidio davanti alla Prefettura di Genova hanno consegnato un articolato documento giuridico per chiedere una diversa applicazione delle norme europee sulle concessioni demaniali e scongiurare il ricorso generalizzato alle gare. La mobilitazione punta a difendere migliaia di posti di lavoro e circa 800 concessioni solo nell’area genovese.​

Il presidio si è svolto questa mattina davanti al palazzo della Prefettura di Genova, su convocazione di Fiba Confesercenti Genova e Assobalneari Tigullio. I rappresentanti delle associazioni hanno chiesto e ottenuto un incontro con il prefetto per illustrare le ricadute occupazionali e imprenditoriali dell’attuale incertezza normativa, mentre le immagini dei cartelli e delle delegazioni sono state rilanciate dai social e da emittenti locali come Teleradiopace.

Nel documento di quattro pagine consegnato al prefetto, le segreterie provinciali di Fiba Confesercenti e Assobalneari Tigullio chiedono a Governo, Regione Liguria e Comuni “la corretta applicazione del diritto comunitario” in materia di concessioni demaniali marittime. Il testo ricostruisce il ruolo della Corte di giustizia UE ai sensi dell’articolo 267 TFUE e richiama in sequenza le pronunce C‑174/2006, Promoimpresa, Visser, Ginosa, la sentenza dell’11 luglio 2024 e l’ordinanza del 4 giugno 2025, per sostenere che le attuali interpretazioni nazionali sulla Bolkestein rischiano di andare oltre quanto effettivamente stabilito a livello europeo.​​

Secondo le associazioni, il rapporto di concessione demaniale marittima andrebbe qualificato, alla luce della giurisprudenza europea, come contratto di locazione di bene immobile escluso dal campo di applicazione della direttiva servizi, e non come concessione di servizi ai sensi della direttiva 2014/23. Richiamando in particolare i passaggi di Promoimpresa, Visser e Ginosa, il documento afferma che l’articolo 12 della direttiva 2006/123 – con i relativi obblighi di gara, durata limitata e divieto di rinnovo automatico – opererebbe solo in presenza di una effettiva scarsità della risorsa naturale, da accertare in concreto dall’amministrazione sotto il controllo del giudice.​

Per dimostrare l’assenza di una scarsità strutturale, i balneari ricordano che il tavolo tecnico nazionale ha stimato in circa il 33% la porzione di coste italiane occupata da concessioni, a fronte di un 67% di litorale libero. Nel caso ligure, viene richiamata la legge regionale 13/1999 e in particolare il Progetto di utilizzo comunale delle aree demaniali marittime, che impone almeno il 40% di spiagge libere o libere attrezzate (con un massimo del 60% in concessione), regola che secondo i promotori dimostrerebbe come l’eventuale limite alle nuove autorizzazioni derivi da scelte di pianificazione e non da scarsità naturale della risorsa.​​

Il passaggio più delicato del documento riguarda le concessioni rilasciate prima del 28 dicembre 2009 e prorogate successivamente: sulla base dell’ordinanza della Corte UE del 4 giugno 2025, i sindacati di categoria sostengono che questi titoli non rientrerebbero nell’ambito di applicazione della Bolkestein al momento del rinnovo e che, in assenza di scarsità, non vi sarebbe un obbligo generalizzato di gara né un divieto assoluto di rinnovi automatici. Da qui la richiesta che Prefettura, Governo e amministrazioni locali adottino un’interpretazione del quadro europeo che consenta la continuità aziendale degli stabilimenti, la salvaguardia dell’occupazione nel settore balneare ligure e il superamento di uno stallo normativo che, come sottolineato da più testate online, frena investimenti e programmazione a lungo termine delle imprese.

Lascia un commento