Nel dibattito sulle concessioni balneari si continua a parlare di bandi come se fossero una soluzione obbligata e indiscutibile.
Ma la realtà dei nostri territori costieri racconta un’altra storia. Le posizioni favorevoli alle gare generalizzate, come quelle sostenute dall’avvocata Cristina Pozzi, rischiano di ignorare un elemento fondamentale: i lidi non sono semplici spazi da riassegnare periodicamente, ma imprese radicate nel tessuto economico locale. In Calabria, e in particolare lungo le nostre coste, gli stabilimenti balneari rappresentano lavoro stagionale, investimenti privati e identità turistica. Introdurre bandi senza distinguere tra realtà diverse significa creare incertezza, bloccare gli investimenti e aprire la porta a grandi operatori economici pronti a sostituire le piccole gestioni familiari.
Non si tratta di difendere privilegi, ma di tutelare l’affidamento di chi ha costruito servizi e occupazione seguendo regole fissate dallo Stato per decenni. Cambiare improvvisamente modello rischia di trasformare una riforma amministrativa in un danno economico per intere comunità costiere. La vera soluzione non è azzerare tutto con nuove gare, ma introdurre controlli seri, canoni equi e criteri di qualità che valorizzino chi già lavora bene. Difendere i lidi significa difendere l’economia locale, non opporsi all’Europa. Serve meno ideologia e più pragmatismo: le coste italiane non hanno bisogno di rivoluzioni burocratiche, ma di stabilità e regole chiare che proteggano imprese, lavoratori e territorio.
Nel dibattito sulle concessioni balneari si continua a parlare di bandi come se fossero una soluzione obbligata e indiscutibile. Ma la realtà dei nostri territori costieri racconta un’altra storia.
Le posizioni favorevoli alle gare generalizzate, come quelle sostenute dall’avvocata Cristina Pozzi e dall’avvocato Massimiliano Granata, rischiano di ignorare un elemento fondamentale.
I lidi non sono semplici spazi da riassegnare periodicamente, ma imprese radicate nel tessuto economico locale, spesso a conduzione familiare, che garantiscono servizi, lavoro e identità turistica.
In Calabria, e in particolare lungo le nostre coste, gli stabilimenti balneari rappresentano occupazione stagionale, investimenti privati e presidio del territorio.
Introdurre bandi senza distinguere tra realtà diverse significa creare incertezza, bloccare gli investimenti e aprire la porta a grandi operatori economici pronti a sostituire le piccole gestioni locali.
Non si tratta di difendere privilegi, ma di tutelare l’affidamento di chi ha costruito servizi e occupazione seguendo regole fissate dallo Stato per decenni.
Cambiare improvvisamente modello rischia di trasformare una riforma amministrativa in un danno economico per intere comunità costiere.
Inoltre vorrei chiarire per chi non lo sapesse, cosa prevede davvero la direttiva Bolkestein
Per comprendere la portata del problema, è utile ricordare alcuni punti fondamentali:
La direttiva Bolkestein (Direttiva 2006/123/CE) disciplina la libera circolazione dei servizi e prevede che, quando una risorsa pubblica è scarsa, la sua assegnazione debba avvenire tramite procedure imparziali e trasparenti per tutti gli stati membri.
In Italia, questa direttiva è stata applicata principalmente alle concessioni balneari, considerate risorse limitate.
Ma il punto cruciale è un altro, e riguarda tutti:
La direttiva non si ferma agli stabilimenti balneari.
In prospettiva, la sua applicazione potrebbe estendersi a tutte le concessioni su beni demaniali, tra cui: aree portuali, approdi turistici, concessioni fluviali, attività su laghi e fiumi, strutture su aree, demaniali marittime non balneari (case o altro).
Questo ampliamento potenziale rappresenterebbe una perdita enorme per la Nazione, perché metterebbe a rischio non solo i lidi, ma un intero sistema economico che vive grazie all’utilizzo regolato del demanio.
L’estensione generalizzata dei bandi a tutto il demanio comporterebbe:
1. perdita di continuità aziendale per migliaia di imprese che hanno investito per decenni;
2. rischio di concentrazione nelle mani di grandi gruppi internazionali;
3. indebolimento del tessuto economico locale, soprattutto nelle regioni del Sud;
4. incertezza permanente, che scoraggia investimenti e manutenzione;
5. snaturamento dell’identità turistica costruita negli anni da realtà familiari e territoriali.
6. Emigrazione da parte dei residenti.
La vera soluzione non è azzerare tutto con nuove gare, ma introdurre controlli seri, canoni equi e criteri di qualità che valorizzino chi già lavora bene.
Difendere i lidi significa difendere l’economia locale, non opporsi all’Europa.
Serve meno ideologia e più pragmatismo: le coste italiane non hanno bisogno di rivoluzioni burocratiche, ma di stabilità e regole chiare che proteggano imprese, lavoratori e territorio.
Villiam Martino
Purtroppo sono pochissime le persone che lo capiscono e
non parlano per invidia o tutela degli interessi di multinazionali
I politici lo sanno benissimo, a cominciare da chi basò una bella fetta della sua campagna elettorale sulla tutela delle piccole aziende a conduzione famigliare, sulla tipicità, sul Made in Italy, sui diritti, sulla corretta applicazione della Bolkestein (no servizi ma beni privati sul bene pubblico, quindi no appalti pubblici) sulla non scarsità della risorsa (70%di coste libere in Italia). Pensate alle concessioni delle cave di Carrara per esempio se non hanno scarsità di risorsa invece nessuno ne parla.
Bene i patriotti al governo si sono dimenticati tutto e la coerenza con le cose dette è svanita nel nulla.
Rimane oltre al silenzio assordante del governo, l’invidia dei poveri ignoranti, la mancanza di norme, le sentenze che normano (interpretando sempre casualmente contro ai balneari), rimane l’AGCM finanziato dal governo che fa causa contro ogni comune… sarà un caso associare il comportamento del governo (che non ci vuole mettere la faccia) al comportamento dell’AGCM che prende di mira tutte le delibere comunali in modo persecutorio ed esagerato?
Fermate, questo scempio, i balneari sono il tessuto sociale dell’Italia intera. Svendere le coste a discapito di famiglie e tutto l’indotto che c’è attorno , è solo un vigliaccheria. Il governo italiano non dovrebbe nemmeno pensare e fare ciò che sta facendo, manifestando la sua complicità a questo scempio che si sta prospettato.
Finalmente qualcuno che dice cose sensate,
Finalmente qualcuno che dice cose sensate, non c’entriamo assolutamente nella direttiva bolkenstain.
Belle parole, condivisibili;!ma le gare si stanno già facendo
Fermate, questo scempio, i balneari sono il tessuto sociale dell’Italia intera. Svendere le coste a discapito di famiglie e tutto l’indotto che c’è attorno , è solo un vigliaccheria. Il governo italiano non dovrebbe nemmeno pensare e fare ciò che sta facendo, manifestando la sua complicità a questo scempio che si sta prospettato.
Ci sono molte zone vergini lungo tutta la costa italiana, sarebbe il caso di fare in queste zone strutture balneari ., e nel frattempo si crea anche occupazione e concorrenza .
È molto interessante la parola ‘ canoni equi” capitolo da sempre ignorato e aggiungerei la fruibilità delle spiagge/battigia per tutti perché le terre demaniali sono di tutti, solo i servizi saranno a pagamento