Altro che Bolkestein: in Spagna i chiringuitos si cedono con concessioni (minimo) trentennali

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Photo by Joaquin Carfagna on Pexels

In Spagna i chiringuitos e gli stabilimenti sulla Costa del Sol sono spesso legati a concessioni demaniali di lunga durata (30 anni o più, spesso prorogabili) che vengono liberamente cedute e vendute insieme all’azienda, mentre sul piano delle infrazioni il rapporto con Bruxelles è molto diverso da quello italiano: la procedura contro la Spagna è partita solo nel 2023 e oggi è ferma al parere motivato, dopo che Madrid non ha risposto alla lettera di costituzione in mora entro i termini.

Concessioni lunghe e rinnovabili

Gli annunci immobiliari dedicati ai chiringuitos sulla Costa del Sol mostrano in modo plastico che la regola di fatto è quella di concessioni molto lunghe, nella prassi almeno trentennali e spesso strutturate come “15 + 15” o analoghi schemi rinnovabili.​ Su Idealista, nella sezione “traspasos” e “venta de locales” per la Costa del Sol, compaiono diversi esempi di cessione di chiringuito con “concesión de 15 años más 15 años prorrogables (total 30 años)” o con estensioni già concesse per altri 30 anni, che assicurano un orizzonte di stabilità quasi paragonabile a una proprietà di lungo periodo.

https://www.idealista.com/inmueble/109083111/#

https://www.idealista.com/inmueble/109492309

https://www.esproperty.es/ficha-inmueble.php?cod_inmueble=1005394-Venta-Locales-Benalm%C3%A1dena

https://www.idealista.com/inmueble/109506773

https://www.idealista.com/inmueble/109187832/#

Un elemento chiave del modello spagnolo è la piena trasferibilità economica dei diritti di concessione: una volta ottenuto il titolo, dopo un breve periodo (in genere due anni), l’impresa può realizzare un “traspaso millonario de los derechos de concesión”, cioè vendere, insieme al locale, anche la posizione concessoria.​ La stampa nazionale ha documentato casi in Andalusia in cui gruppi imprenditoriali partecipano ai bandi con l’obiettivo non tanto di gestire direttamente il chiringuito, quanto di capitalizzare il valore della concessione mediante una rivendita successiva sul mercato, fenomeno che viene descritto come “traspaso millonario de los derechos de concesión (algo legal dos años después de recibir la licencia)”.

Questa prassi spagnola – concessioni di lunga durata, numerose proroghe e forte patrimonializzazione del titolo – entra in rotta di collisione con la direttiva 2006/123/CE, nella misura in cui le estensioni fino a 75 anni e l’assenza di gare periodiche creano diritti quasi esclusivi per gli operatori storici e ostacolano l’accesso di nuovi entranti da altri Stati membri.​ La Commissione contesta infatti alla Spagna sia la “assenza di procedure selettive trasparenti e imparziali” per il rilascio dei titoli, sia “la possibilità di estendere la validità dei titoli esistenti fino a 75 anni”, ritenendo che tali norme violino la direttiva servizi e limitino indebitamente la libertà di stabilimento di cui all’articolo 49 TFUE.

L’Unione europea ha aperto la procedura di infrazione contro la Spagna nel febbraio 2023 per il mancato rispetto della direttiva servizi nella gestione delle concessioni demaniali marittime e delle proroghe pluridecennali previste dalla Ley de Costas.
Dopo la fase iniziale di messa in mora, la Spagna non ha fornito risposte e adeguamenti normativi ritenuti sufficienti entro i termini, tanto che nel pacchetto di infrazioni di dicembre 2024 la Commissione ha deciso di passare al secondo stadio, emettendo un parere motivato che concede a Madrid due mesi per conformarsi prima di un eventuale deferimento alla Corte di Giustizia.

Nel caso italiano la procedura di infrazione sulle concessioni balneari è molto più risalente: una prima procedura fu aperta nel 2009 sul rinnovo automatico, chiusa dopo l’abrogazione, ma una nuova messa in mora è arrivata a dicembre 2020, sfociata in un parere motivato nel novembre 2023 e tuttora pendente, con scadenza al 2027 per la conclusione delle gare.

In Spagna, al contrario, l’intervento di Bruxelles è più recente e mirato specificamente alle proroghe fino a 75 anni e alla struttura della Ley de Costas, mentre il mercato continua a trattare le concessioni dei chiringuitos come asset cedibili e altamente patrimonializzati, con una dialettica tuttora aperta tra Commissione, governo centrale e comunità autonome senza che vi sia, almeno per ora, alcun calendario di gare generalizzate simile a quello imposto ai comuni italiani.

Vogliamo regole uniformi in tutta Europa.

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